CONDANNA

A volte mi chiedo perché, in occasione d’un processo,

la gente non riesca a perdere il vizio

d’emettere il proprio giudizio

ancor prima che sia stata emessa la sentenza

 

 

Forse, per ciascuno, quella condanna …

ha a che fare con la propria coscienza?

Qualcosa che interiormente,

da tanto tempo, giace lì in quiescenza?

 

Gli altri, è noto ormai, ed anche tu lo sai,

sono lo specchio

in cui riflettiamo le nostre difficoltà,

per questo siamo implacabili

fino a sconfinare nella mostruosità

della richiesta d’un’esemplare punizione …

che serve solo a dare sfogo, momentaneamente,

a quella strana emozione …

… causata “forse” da una rabbia repressa

che esplode improvvisamente

senza una vera ragione?

 

Qual è la soluzione?

Sono convinto che non la troverò …

… fuori da me stesso,

incolpando il prossimo che, tranquillamente,

potrebbe anche essere innocente,

ma dove la mente, “probabilmente”,

non ha ancora avuto accesso

 

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Informazioni su L'amico Mauro

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8 risposte a CONDANNA

  1. Raul111 ha detto:

    Quando in una relazione l’amore finisce, si tende a colpevolizzare il partner o a colpevolizzarsi, quasi convincendosi che l’innamoramento sia una scelta e non uno stato d’animo, impossibile da governare con la ragione.

    I sentimenti, però, non si possono decidere a tavolino.

    L’amore: succede!

    Senza che la logica o il ragionamento siano in grado di provocarne l’esistenza o di pilotarne la direzione.

    Amare non riguarda la mente, è un’energia che appartiene al cuore.

    Quando la passione ci travolge, dobbiamo lasciarci attraversare dalla sua forza dirompente ma, quando si esaurisce, possiamo solo permettere allo sviluppo emotivo di proseguire il suo percorso.

    Soltanto così, infatti, l’amore ci aiuta a crescere, rendendoci migliori.

    Cercare di fermare questo movimento interiore significa incatenare la propria anima a una maschera e imbrogliare la vita privandola del suo significato.

    In tanti, però, si sforzano di ignorare le proprie emozioni fingendo di provare un coinvolgimento quando invece non c’è più.

    Lo fanno convinti di poter coltivare il rapporto di coppia basandosi sulla stima, sugli interessi comuni, sulla condivisione della quotidianità, sulla necessità di aiutarsi, sul desiderio di portare avanti i progetti fatti insieme… ma intestardirsi, trascurando i vissuti interiori, logora ulteriormente i sentimenti e lentamente annichilisce la fiducia svuotando la relazione del suo significato.

    Mistificare l’amore nel tentativo di non affrontare il proprio cambiamento, conduce inevitabilmente verso la sofferenza psicologica.

    L’amore non è per sempre, ci accompagna lungo un tratto del nostro cammino e poi si dilegua, lasciandoci il compito di riordinare le cose che abbiamo imparato grazie all’esperienza vissuta insieme.

    Quando in una coppia il coinvolgimento finisce, la sincerità è l’unico rimedio possibile, perché soltanto nella sincerità la reciprocità e la comprensione possono continuare a vivere.

    Mentire sui sentimenti significa mancare di rispetto a se stessi e al partner, e scivolare dentro un labirinto di finzioni dal quale diventa impossibile uscire senza ferirsi.

    L’onestà è il fondamento della condivisione, della complicità e della stima, ed è anche la sola medicina in grado di rivitalizzare un rapporto in cui la passione è ormai finita, consentendogli di proseguire su binari diversi e indipendenti.

    Avere il coraggio della verità è l’unico gesto d’amore possibile quando una relazione ha perso la reciprocità dell’innamoramento.

    Ci vuole molto coraggio per raccontarsi con onestà e per mostrare all’altro l’autenticità di se stessi, soprattutto quando si tratta di deludere chi ancora non si è reso conto (o non riesce ad accettare) che l’amore che strappa i capelli è ormai finito.

    Superare la paura della sofferenza, del rifiuto, della disapprovazione e del giudizio, è l’ostacolo più grande, la barriera che paralizza la sincerità e impedisce il dialogo.

    Eppure, soltanto dichiarando la propria verità si alimenta la conoscenza reciproca e si creano i presupposti di una reale intimità.

    Anche quando questo vuol dire disilludere le aspettative della persona che abbiamo scelto per condividere un tratto di strada insieme e di cui un tempo siamo stati profondamente innamorati.

    La capacità di affrontare la fine di un sentimento con lealtà e senza sotterfugi è una delle prove più grandi della maturità affettiva.
    Superarla significa imparare ad amare con profondità e senza possesso.

    Lasciando a se stessi e al partner la possibilità di ricominciare.

    Da soli o con nuovi compagni.

    Non sempre volersi bene è condividere ogni minuto insieme, a volte può diventare libertà, rispetto e autonomia.

    Per se stessi e per gli altri.

    Permettere la fine di una relazione vuol dire lasciare che l’amore riprenda a scorrere nelle direzioni in cui ci conduce la vita.

    Senza catene.

    Senza maschere.

    Senza paura.

  2. L'amico Mauro ha detto:

    … “Sofferenza psicologica” … già …
    visto che chi soffre è la mente
    che in fatto di sentimenti non capisce niente … 😀

  3. Pingback: BELVA | La Vita è Poesia

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