VIANDANTE

 

Quasi lo sento

quel tuo respiro ansimante …

mentre t’avvicini con fare prudente,

scrutando attentamente,

alla ricerca di qualcosa

estremamente interessante …

 

Accomodati pure, caro viandante,

rifocillati, riposati, tranquillamente …

e poi va,

riprendi il tuo lungo cammino

verso quel luogo …

sicuramente, per Tutti,

molto importante …

 

(Riflessione ispirata dalla lettura delle pag. 147-150 del libro di Giorgio Torelli, “La pazienza di Dio“© 1984 De Agostini, di cui segue un estratto)

 

… <<E il viandante riparte lungo i tornanti mentre cantano i galli e girano le ore nei campanili. Soddisfatto? Deluso? In ogni caso è stato accolto: storpio, scorfano, repellente, ispido,  spiegazzato … nessuno lo ha notato. È entrato, dentro questa casa, nel cuore della cucina dove il rame scintilla e riflette la tavolata; via il cappello, via la sacca, seduto al posto d’onore lungo il bianco profumato della tovaglia, piatto e posate, la bottiglia davanti e il voi di rispetto. “Come state?”, “Riposatevi”, “Fate con comodo”, “Ricordatevi di tornare, se vi trovate a passare da queste parti, la porta è sempre aperta”. Non è facile, improvvisamente, far largo ad uno che non s’è mai visto e non sa di buono. Uno sconosciuto che consuma il suo pasto con voracità, senza neppure alzare lo sguardo dal suo piatto. Ma non bisogna dimenticare le buone maniere, il fondamento stesso della casa: l’ospite è sacro, il povero è signore, nulla ci appartiene che non debba essere diviso, chi non ha  comanda. È venuto, è un uomo … non è stato riconosciuto … ma, almeno questa volta, ha ricevuto un saluto di benvenuto …>>

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