L’IO DIVINO

C’è un divino IO

in ognuno di NOI,

perché sprecare tempo

aspettando il poi?

 

Per riscoprirlo nel presente

c’è chi parla con “Dio

(usando la preghiera) …

… e chi invece preferisce ascoltarlo

nel silenzio della mente

(meditazione)

facendo a modo Mio

 

Tante

sono le strade

che si possono percorrere

per raggiungere il trascendente,

non necessariamente

occorre quindi seguire la religione …

 

 

… la quale,

ancora bloccata

dalla colpa ed il peccato,

non ha compreso l’emozione

di Chi ha veramente Amato!

 

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Informazioni su L'amico Mauro

https://astronascenteblog.wordpress.com/chi-sono/ ?
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45 risposte a L’IO DIVINO

  1. L'amico Mauro ha detto:

    Mi domando …
    può il … “Sé profondo” …
    http://carlodorofatti.podbean.com/e/iniziazioni-ed-eggregore-stati-alterati-di-coscienza-abductions-e-alieni/
    … Essere il “Divino IO”?
    Sì, sicuramente!
    Se ad affermarlo è il “Nostro Dio” … 🙂

  2. L'amico Mauro ha detto:

    Care Anime, ❤
    se ancora non foste riuscite ad entrare in contatto con la vostra Essenza
    potete sempre provare a contattare il vostro angelo custode …
    https://amicidimauro.wordpress.com/langelo/
    … e chi non lo conoscesse … qui lo potrà trovare …
    http://www.spaziosacro.it/interagisci/angeli_custodi/
    🙂

  3. L'amico Mauro ha detto:

    Che altro potrei aggiungere …
    ormai avrete capito in cosa …
    http://serpente-piumato.blogspot.it/2014/01/io-credo.html
    però riconosco che ciascuno è libero di …
    https://amicidimauro.wordpress.com/2012/08/05/credere/
    … in ciò che preferisce …

    Da parte mia,
    continuerò a leggere messaggi che sono in sintonia col Mio Essere,
    come quello che segue …
    … “Presto il vostro grado di coscienza e comprensione sarà maggiore, e persino ora è già più grande a causa delle vibrazioni più elevate che ricevete. Al momento, si potrebbe dire che vi state appena svegliando al vostro vero Se, e sarete completi soltanto una volta raggiunta la piena consapevolezza. Di conseguenza, per favore Carissimi, tenetene conto quando vi trovate confrontati ad una persona dalla comprensione limitata, perché molte anime non hanno ancora afferrato la verità, né capito il suo significato, per quel che le riguarda. Siate pazienti con loro, offrendo parole di conforto e consigli, adeguati al loro grado di comprensione. Troppe cose e troppo presto, rischiano di avere un effetto deleterio, vanificando i progressi compiuti. A tutte le anime è dato di progredire al ritmo che sono in grado di gestire, e tutte arriveranno al punto d’intravvedere la verità del loro Essere” …
    Estratto da: http://www.costanza2003.org/annoincorso/messaggi%20Quinsey/SaLuSa11072014traduzione.htm
    … e considerato che la “Verità” è qualcosa d’infinito,
    IO, che “credo” d’aver capito,
    … non posso far altro che lasciarVi questo messaggio
    e, nel contempo, augurarVi Buon Viaggio!
    Arrivederci, in un bel giorno … ne …
    https://amicidimauro.wordpress.com/lera-del-capricorno/
    🙂

  4. L'amico Mauro ha detto:

    P.S. il suddetto messaggio prosegue poi così …
    … “Noi nutriamo solo amore per voi tutti, vediamo il vostro Essere Superiore e ammiriamo il vostro coraggio e determinazione nel voler chiudere le esperienze nelle dimensioni inferiori, per ritornare nella Luce. In ogni occasione, facciamo del nostro meglio per aiutarvi ma, per favore, non dimenticate di chiedere il nostro aiuto, e così facendo, autorizzarci a intervenire” …

    Anche questo, apparentemente,
    sembrerebbe essere meraviglioso come quello precedente …
    ma perché incita a … “chiedere aiuto” …
    tende “forse” a farci rinunciare alla nostra maestria? …
    E’, praticamente, lo stesso agire della religione …
    che sembra regalare un’emozione …
    ma che, invece, tende a controllare la popolazione …
    Prima accadeva sulla Terra …
    ora “in cielo” …
    e così i furbetti …
    pensano di riuscire d’impedire agli individui
    di far cadere quel sottilissimo velo …!
    https://amicidimauro.wordpress.com/?s=maya
    🙂

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  9. L'amico Mauro ha detto:

    IL RIMORSO COS’E’?

    “Il rimorso è soltanto retaggio
    di insegnamenti cristiani ormai trascorsi,
    nessun rimorso, se hai fatto male occorreva che tu lo facessi
    poiché hai scelto quell’ “esperienza”
    per oltrepassare il guado dell’umanità
    ed approdare alla divina trascendenza” … 🙂

    Estratto da:
    http://michelepunziano.wordpress.com/uccidero-la-tua-vanagloria-2/

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  26. L'amico Mauro ha detto:

    Sono Divino, qui e ora, nel presente,
    eppure in me c’è qualcosa che non consente
    che IO lo Sia … effettivamente …

    Ho capito che non debbo più lottare, inutilmente,
    ma consentirlo, semplicemente,
    lasciando andare ciò che ancora mi trattiene nell’immanente

    E non intendo … materialmente …
    dato che tutto accade lì …
    nella mia mente …

    Illuminazione, realizzazione,
    o come la voglio battezzare …
    è sempre stata presente
    pronta a lasciarsi amare

    L’unica cosa che “devo” fare …
    è scansarmi (io, in quanto mente …)
    e consentirle d’arrivare …

  27. marzia galanti ha detto:

    Signore, tu hai pianto su Lazz
    aro, mostrando che sei uomo; ma
    risuscitando un morto, ha
    i dimostrato, o Signore,
    davanti ai popoli che sei
    il Figlio di Dio… Hai asci
    ugato, o Cristo Dio, le
    lacrime di Marta e Maria;
    nella tua onnipotenza hai
    chiamato Lazzaro e con il
    suono della tua voce lo
    hai risvegliato; egli poi
    ti adorava. Come uomo ha
    i pianto su Lazzaro;
    come Dio lo hai risuscita
    to. Nella tua bontà hai
    chiesto dove era stato
    sepolto il morto di quattro giorni
    , affinché credessimo nella tua
    incarnazione. Vo
    lendo far conoscere i segni della tua passione e della tua
    croce, o pieno di bontà, hai squarciato
    l’insaziabile ventre dell’inferno e
    hai fatto risorgere il morto di quattro
    giorni poiché tu sei Dio e con il Padre
    e lo Spirito Santo vivi e regni nei secoli dei secoli.

    • L'amico Mauro ha detto:

      Per far comprendere agli Amici da dove arriva il tuo commento …
      https://amicidimauro.wordpress.com/2015/08/12/perenne-novita/#comment-7176

      Riguardo, invece, “all’insaziabile ventre dell’inferno” …

      Creando il paradiso …
      https://amicidimauro.wordpress.com/?s=paradis
      questa umanità …
      inconsapevolmente,
      in virtù del principio della dualità …
      ha dato origine pure all’inferno
      che, per qualcuno … è ancora una realtà …
      https://amicidimauro.wordpress.com/2013/05/29/linferno/
      😀

      • marzia galanti ha detto:

        – Chi ha orecchi da udire oda –

        Premessa

        L’Iddio che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi, ha guidato i tuoi passi affinchè tu capitassi in questa pagina web e leggessi questo messaggio che ho scritto proprio per te che sei perduto e schiavo del peccato.

        La vita non finisce con la morte, perché l’uomo ha all’interno del suo corpo un’anima immortale che sopravvive alla morte fisica. Dell’esistenza di questa anima immortale ne parlò pure Gesù Cristo, il Figlio di Dio, ai suoi discepoli quando disse loro di non temere “coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima” (Matteo 10:28). Nota molto bene che Gesù ha detto che il corpo può essere ucciso, mentre l’anima no; per cui è ovvio che essa continua a vivere dopo la morte. Se quindi fino ad ora hai pensato che con la morte finisce tutto, ti sei sbagliato grandemente. Ma dove va l’anima dell’uomo quando egli muore? Secondo l’insegnamento della Scrittura (la Bibbia) essa va in un luogo di tormento situato nelle profondità della terra; questo luogo nella Bibbia è chiamato in ebraico Sheol, e in greco Ades, e da alcuni è stato tradotto con ‘soggiorno dei morti’ e da altri con ‘inferno’ (dal latino infernus che significa ‘luogo che è di sotto, inferiore). In questo luogo scendono [le anime di] coloro che muoiono nei loro peccati per esservi tormentati dalle fiamme che ivi si trovano, in attesa di essere risuscitati in resurrezione di giudizio nell’ultimo giorno quando saranno scaraventati, anima e corpo, in un altro luogo di tormento che si chiama stagno ardente di fuoco e di zolfo e dove saranno tormentati per l’eternità. In altre parole, nel giorno del giudizio l’Ades renderà i suoi morti che risogeranno e compariranno davanti al trono di Dio per essere giudicati ciascuno secondo le sue opere e gettati nel fuoco eterno (cfr. Apoc. 20:11-15).

        La testimonianza della Sacra Scrittura a proposito dell’inferno

        Ecco qui di seguito quei passi della Sacra Scrittura che parlano dell’esistenza di questo luogo sotterraneo di tormento chiamato ‘inferno’ e che spiegano dove si trova e che aspetto ha e come ci scendono le anime dei peccatori.

        Ÿ Nel Vangelo scritto da Luca è scritto: “Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma. Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di là si passi da noi. Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento. Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli. Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno. Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse” (Luca 16:19-31). Fu il nostro Signore Gesù Cristo a raccontare questa storia realmente avvenuta. Questa storia dunque insegna che con la morte non finisce tutto, ma che esiste una vita ultraterrena e che l’anima del peccatore continua a vivere in un mondo invisibile dopo che egli muore. E’ chiaro che la nostra anima noi non la vediamo, ma sappiamo che essa dimora in questo nostro corpo di carne ed ossa; e come non possiamo negare l’esistenza dell’anima solamente perché non la vediamo con i nostri occhi, così non possiamo negare l’esistenza dell’Ades solo perché non lo vediamo o non l’abbiamo mai visto. Il fatto è che mentre l’anima si trova nel nostro corpo, l’Ades si trova negli antri della terra ad una grande profondità; è un luogo reale secondo la Parola di Dio, dove l’anima del peccatore, dopo essere uscita dal suo corpo, và a stare in attesa del giudizio. In altre parole mentre il peccatore vive sulla terra l’anima sua gode dei piaceri della vita e si diletta nel fare il male muovendosi liberamente in un corpo umano, ma quando il corpo nel quale alberga temporaneamente si disfa, essa si diparte e và nell’Ades dove sarà tormentata dal fuoco di questo luogo e dove non potrà più in alcun modo divertirsi. La storia di questo ricco ci dice che questo ricco godeva splendidamente ogni giorno mentre era sulla terra e che egli, quando morì, fu seppellito, ma si ritrovò in un luogo di tormento, appunto l’Ades. Fu il suo corpo ad essere seppellito e non la sua anima, perché l’anima dell’uomo non può essere afferrata dalla mano di nessun uomo per essere posta in una bara e poi in una fossa. E’ il corpo che torna in polvere secondo quello che disse Dio ad Adamo: “Sei polvere, e in polvere ritornerai” (Gen. 3:19), e non l’anima perché essa non è fatta di un materiale dissolubile. Come si può leggere in questa storia, quest’uomo che si era goduto la vita sulla terra, anche quando si trovò nell’Ades poteva ancora parlare, ricordare, e secondo quello che egli disse ad Abramo avrebbe potuto essere pure rinfrescato con dell’acqua nella fiamma dove si trovava. Ma di acqua non ce n’è nell’Ades, c’é solo il suo ricordo per quelli che sono nel fuoco dell’Ades. Come ho detto prima, quest’uomo, senza un corpo poteva ancora parlare e ricordare; ma non solo, egli poteva pure dare dei suggerimenti infatti invitò Abramo a mandare Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescargli la lingua arsa dal calore della fiamma ardente, ma egli si sentì rispondere da Abramo che questo non era possibile. Abramo gli disse di ricordarsi che egli aveva ricevuto i suoi beni in vita sua, e poi gli disse che vi era una gran voragine tra quel luogo di tormento dove egli si trovava e il luogo di conforto dove invece si trovava lui con Lazzaro (il seno d’Abramo), voragine che impediva a quelli che si trovavano in quest’ultimo di andare a soccorrere quelli che erano nel tormento nell’Ades. Nessuna pietà fu mostrata in verso quell’uomo; come lui si era mostrato impietoso durante la sua vita terrena così Dio si mostrò impietoso verso di lui dopo che egli morì. In questo vediamo la manifestazione della giustizia di Dio. Egli, anche sotto l’Antico Patto, non lasciava impuniti quelli che rifiutavano di dare ascolto alla legge di Mosè ed ai profeti. Quando quell’uomo sentì Abramo rispondergli in quella maniera, si preoccupò dei suoi cinque fratelli che erano ancora in vita sulla terra, infatti propose ad Abramo di mandare Lazzaro a casa di suo padre per avvertire i suoi cinque fratelli dell’esistenza di questo luogo di tormento e del fatto che là si trovava già lui. Egli pensava che in questa maniera essi si sarebbero ravveduti nel sentire Lazzaro e non sarebbero discesi anche loro là. Ma anche in questo caso la risposta di Abramo non fu quella che lui si aspettava, perché il patriarca gli fece chiaramente comprendere che i suoi fratelli avevano Mosè ed i profeti e che essi dovevano ascoltare loro per non andare lì con lui quando sarebbero morti. La risposta di Abramo però non soddisfò quell’uomo perché egli fece capire ad Abramo che secondo lui sarebbe stata più efficace la testimonianza di Lazzaro se questi fosse risuscitato e fosse andato dai suoi fratelli, anziché quella di Mosè e dei profeti. Non fu però del medesimo parere Abramo, infatti egli gli disse che se i suoi fratelli non volevano ascoltare Mosè ed i profeti, non si sarebbero lasciati persuadere ad abbandonare la loro via malvagia, neppure dalla testimonianza di un morto tornato in vita. Ma veniamo ad altre Scritture che confermano l’esistenza del soggiorno dei morti e che esso si trova sotto terra ad una grande profondità e che là vi scendono gli empi quando muoiono.

        Ÿ Nei Salmi è scritto: “Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti, sì, tutte le nazioni che dimenticano Iddio” (Sal. 9:17), ed a proposito della sorte di quelli che confidano nei loro grandi averi e si gloriano della grandezza delle loro ricchezze è scritto: “Son cacciati come pecore nel soggiorno de’ morti; la morte è il loro pastore” (Sal. 49:14).

        Ÿ Giobbe, parlando degli empi, disse: “Passano felici i loro giorni poi scendono in un attimo nel soggiorno dei morti” (Giob. 21:13).

        Ÿ Isaia, parlando della sorte di quelli che in Sion non ponevano mente a quel che faceva il Signore, ma si inebriavano di vino e di bevande alcoliche disse: “Perciò il soggiorno de’ morti s’é aperto bramoso, ed ha spalancata fuor di modo la gola; e laggiù scende lo splendore di Sion, la sua folla, il suo chiasso, e colui che in mezzo ad essa festeggia” (Is. 5:14). Sempre Isaia, nell’oracolo contro il re di Babilonia, disse ad Israele: “Tu pronunzierai questo canto sul re di Babilonia e dirai:.. Il soggiorno de’ morti, laggiù s’é commosso per te, per venire ad incontrarti alla tua venuta. Il tuo fasto e il suon de’ tuoi saltèri sono stati fatti scendere nel soggiorno de’ morti” (Is. 14:3,9,11).

        Ÿ Dio per mezzo di Ezechiele predisse ciò che avrebbe fatto a Tiro con queste parole: “Allora ti trarrò giù, con quelli che scendon nella fossa, fra il popolo d’un tempo, ti farò dimorare nelle profondità della terra, nelle solitudini eterne, con quelli che scendon nella fossa…” (Ez. 26:20).

        Ÿ Gesù quando rimproverò Capernaum gli disse: “E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades” (Matt. 11:23).

        Come puoi ben vedere da te stesso, da tutte queste Scritture si deduce chiaramente che il soggiorno dei morti è un luogo che si trova nelle profondità della terra, o come disse Gesù: “Nel cuore della terra” (Matt. 12:40), e che là vanno i peccatori che rifiutano di ascoltare la voce di Dio.

        Ma la Scrittura ci dice pure l’aspetto che ha il soggiorno dei morti: Giobbe l’ha definito così: “Terra delle tenebre e dell’ombra di morte: terra oscura come notte profonda, ove regnano l’ombra di morte ed il caos, il cui chiarore è come notte oscura” (Giob. 10:21-22); Bildad di Suach, parlando della sorte dell’empio ha detto: “E’ cacciato dalla luce nelle tenebre” (Giob. 18:18); e Tsofar di Naama dice dell’empio: “Lo consumerà un fuoco non attizzato dall’uomo” (Giob. 20:26). A proposito di queste ultime parole esse sono chiaramente confermate dalle parole che quell’uomo che era nell’Ades rivolse ad Abramo: “Son tormentato in questa fiamma” (Luca 16:24). Il fuoco che c’é nell’Ades non è un fuoco attizzato da un uomo, ma da Dio, e per questo non si può spegnere in alcuna maniera.

        Dunque, adesso sai dove sei diretto dopo la morte, all’inferno, dove c’è il pianto e lo stridore dei denti secondo che è scritto: “Ivi sarà il pianto e lo stridore dei denti” (Matt. 13:50), e dove il fuoco arde del continuo facendo patire immani dolori a quelli che sono avvolti dalle sue fiamme. E tutto questo perché tu hai peccato, vivi una vita in ribellione a Dio, la Parola di Dio dice infatti che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Rom. 3:23). In altre parole, tu ti trovi su quella via spaziosa che mena alla perdizione e di cui ha parlato Gesù (cfr. Matt. 7:13).

        La testimonianza di coloro che hanno visto l’inferno e udito le urla di coloro che vi si trovano

        L’inferno è stato visto da alcuni che sono morti nei loro peccati e ci sono andati per poi tornare sulla terra perché Dio li ha risuscitati, ed anche da alcuni nostri fratelli e sorelle a cui Dio ha permesso in visione di vederlo per avvertire gli uomini. Qui di seguito ci sono alcune di queste testimonianze: leggile attentamente.

        Non erano ancora salvati ….

        Ÿ Kenneth Hagin racconta come quando era un ragazzo ancora non nato di nuovo morì e andò all’inferno e poi tornò in vita per la misericordia di Dio. Ecco le sue parole: ‘Nel tardo pomeriggio, il mio cuore cessò di battere e l’uomo spirituale che viveva nel mio corpo mi abbandonò’. Quando la morte si impadronì di me, la nonna, mio fratello minore e mia madre accorsero in casa ed ebbi solo il tempo di dire loro ‘addio’ che l’uomo interiore scivolò via, lasciando il mio corpo esanime, gli occhi fissi e la carne gelida. Scesi giù, giù, giù al punto che vidi le luci sulla terra dissolversi. Non è esatto dire che svenni, neppure che fossi in coma; posso provare che clinicamente ero morto. Gli occhi erano fissi, il cuore aveva cessato di battere e il polso era fermo. Le Scritture parlano del ‘servo disutile gettato fuori nelle tenebre, dove c’è il pianto, e lo stridor dei denti’ (Matteo 25:30). Più scendevo e più si faceva buio, finché fui nell’oscurità più assoluta: non avrei scorto la mia mano ad un palmo dagli occhi. Più andavo giù e più sentivo il caldo intorno a me, l’atmosfera si faceva soffocante. Finalmente sotto di me scorsi delle luci guizzanti, riflesse sulle pareti delle caverne dov’erano i dannati, causate dal fuoco infernale. L’immensa sfera fiammeggiante, dai bianchi contorni, mi trascinava e mi attraeva come la calamita attira il metallo. NON VOLEVO ANDARE! Non camminavo, era il mio spirito che si comportava come il metallo in presenza di una calamita. Non potevo staccare gli occhi dalla sfera, sentivo il calore sul viso. Sono passati molti anni, ma riesco a rivedere la scena con la stessa nitidezza di allora. Il ricordo è così limpido, che tutto ciò mi sembra che sia accaduto la notte scorsa. Ora voi mi direte: ‘Come sono queste porte dell’inferno?’ Non potrei descriverle, poiché per farlo, dovrei avere un termine di paragone, come qualcuno che, non avendo visto un albero, non può descrivere come è fatto, perché non ha niente a cui paragonarlo. Mi fermai sulla soglia, ma fu una sosta momentanea: non volevo entrare! Capivo che un altro passo, ancora pochi metri e sarei finito per sempre, non sarei più potuto uscire da quell’orribile posto. Quando fui sul punto di raggiungere il fondo dell’abisso, un altro spirito mi affiancò: non mi voltai a guardarlo, perché non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle fiamme dell’inferno. Quella creatura infernale aveva posato intanto una mano sul mio braccio, per accompagnarmi dentro: in quel preciso istante sentii una voce che sovrastava le tenebre, la terra e i cieli: era la voce di Dio. Non Lo vidi e non so cosa disse perché non parlò in inglese, ma in un’altra lingua e quando lo fece, la parte dov’erano i dannati fu attraversata da una forte luce e fu scossa come una foglia al vento. Tale bagliore obbligò quello spirito che mi era vicino ad allentare la stretta sul mio braccio. Non fui preso nel vortice, ma una forza invisibile mi tirò fuori dal fuoco, lontano dal calore, e ripercorsi le ombre della densa oscurità al contrario. Cominciai l’ascesa fino all’uscita del baratro ed infine vidi le luci terrestri. Ritornai nella mia camera, come se ne fossi uscito solo per un attimo attraverso la porta, con la sola differenza che il mio spirito non aveva bisogno di porte. Scivolai nel mio corpo come uno che s’infila i pantaloni al mattino, attraverso la bocca, nello stesso modo in cui poco prima ero uscito. Cominciai a parlare con la nonna, la quale esclamò: ‘Figliuolo, pensavo che tu fossi morto!’ Il mio bisnonno era medico e lei lo aiutava. Più tardi mi disse: ‘Ho vestito molti cadaveri ai miei tempi, ho avuto parecchie esperienze con casi analoghi, ma ho imparato molto di più avendo a che fare con te, di quanto abbia appreso prima: tu eri morto per arresto cardiaco e avevi gli occhi fissi’. ‘Nonna’, risposi, ‘non era ancora giunto il momento, ma stavolta sento che è davvero la fine: sto morendo! Dov’è la mamma?. ‘Tua madre è fuori nella veranda’, replicò, ed infatti la sentivo che pregava camminando su e giù’. Dov’è mio fratello?’ domandai. ‘E’ andato a chiamare il medico alla porta accanto’. ‘Nonna, vorrei salutare la mamma, ma non voglio che tu mi lasci solo, le spiegherai tu’ dissi, e le lasciai un messaggio per mia madre. Poi continuai: ‘Nonna, ti stimo molto; quando la salute della mamma venne meno, tu fosti per me come una seconda madre. Ora me ne vado e non tornerò più indietro questa volta’. Sapevo che stavo morendo e non ero ancora pronto per incontrare Dio. Il mio cuore si fermò nuovamente nel torace e, per la seconda volta, il mio spirito lasciò il corpo ricominciando la discesa nel buio, finché le luci terrestri furono completamente svanite. Arrivato in fondo, mi toccò la stessa esperienza: Dio parlò dal cielo ed ancora il mio spirito uscì dal quel luogo, tornò nella stanza e scivolò nel letto dove il mio corpo giaceva esanime. Ripresi a parlare con la nonna ed ancora le dissi: ‘Non tornerò stavolta, nonna!’ Ed aggiunsi alcune parole da riferire ai familiari e, per la terza volta uscii dal mio corpo e cominciai a scendere. Vorrei avere parole appropriate per descrivere gli orrori dell’inferno e far comprendere a quegli uomini così soddisfatti di se stessi ed incuranti di come conducono la propria esistenza senza preoccuparsi del dopo, che c’è una vita futura ultra terrena; me lo insegnano la Parola di Dio e la mia esperienza personale. So cosa significhi perdere i sensi: ti sembra tutto scuro, tutto buio, ma non c’è oscurità che possa essere paragonata alla notte interiore. Quando cominciai a discendere per la terza volta, il mio spirito esclamò con un urlo: ‘Dio, io appartengo alla chiesa, sono anche battezzato in acqua’. Aspettai da Lui una risposta, che non arrivò’. Udii soltanto la mia stessa voce che ritornava a risuonare fortemente, quasi a prendermi in giro. Occorrerà molto più che la semplice appartenenza ad una chiesa e un battesimo nell’acqua per evitare le pene dell’inferno e guadagnarsi il cielo! Gesù disse: “…Bisogna che voi siate generati di nuovo” (Giov. 3:7). Io credo certamente al battesimo in acqua, ma soltanto dopo che un individuo sia stato generato di nuovo. Certo, io credo nella comunità ecclesiastica, nei gruppi di cristiani uniti per lavorare nel nome di Dio. Ma se sarete soltanto uniti alla Chiesa e sarete soltanto stati battezzati senza però essere realmente nati una seconda volta, andrete all’inferno. Come uscii una terza volta dal baratro e rientrai nel mio corpo, il mio spirito iniziò a pregare; mi ritrovai che continuavo la preghiera a voce così alta che mi udì tutto il vicinato. La gente accorreva in casa per veder cosa fosse successo; guardai l’orologio e vidi che erano precisamente le 19.40: era l’ora della mia rinascita grazie alla provvidenza divina, per l’intercessione di mia madre. La mia preghiera non era legata al fatto che io fossi battezzato o che appartenessi alla chiesa, ma, implorando Dio, gli domandavo di aver pietà di me peccatore, di perdonarmi per i miei peccati, di purificarmi da ogni iniquità; Lo accettavo, Lo riconoscevo quale mio personale Salvatore. Mi sentii così bene, come se un pesante fardello fosse scivolato via dalle spalle’ (Kenneth E. Hagin, Io credo nelle visioni, Aversa 1987, pag. 3-6). Tutto questo avvenne ad Hagin nell’aprile del 1933, all’età di circa sedici anni, nella città di Mackinney, nel Texas (U.S.A).

        Ÿ Junior morì andò all’inferno e poi tornò in vita: ‘ …. Vorrei condividere con te una reale esperienza che mia madre mi ha recentemente raccontato. Mia madre fu cresciuta in una famiglia dove la religione era una parte molto importante della vita di ogni giorno. Sua madre era una predicatrice … la mia famiglia è di fede pentecostale. Mia madre diventò adulta presso un’altra famiglia della stessa fede ed essi socializzavano spesso. Il suo amico di infanzia si chiamava Junior, o per lo meno quello era il nome con cui tutti lo chiamavano. 7 anni fa circa, Junior morì di un attacco di cuore. Sua madre era molto religiosa ed essi andavano sempre in chiesa. Quando Junior diventò più grande egli abbandonò la chiesa … non che egli non credesse, perché egli credeva, ma semplicemente egli non andò più in chiesa e andò avanti con la sua vita. Quando egli ebbe il suo attacco di cuore, egli morì realmente. Gli assistenti dell’ospedale riuscirono a riportarlo in vita, ma non prima che egli sperimentasse qualcosa di terrificante. Egli raccontò a mia madre che vide il suo spirito uscire dal suo corpo, e poi all’improvviso qualcosa di nero afferrò la sua anima. La cosa successiva che egli seppe fu che egli si trovava in piedi sulla cima di una montagna. Era buio e molto caldo attorno a lui. Dall’altra parte dove stava lui c’era un’altra montagna, e ad ogni lato c’erano montagne, ma nel mezzo di tutte queste montagne c’era un buco profondo da cui usciva del fuoco. Egli disse che tutto quello che poteva sentire erano i terrificanti e orribili urli di milioni di persone. Egli non aveva mai sentito niente di così orribile e terribile nella sua vita. Quando egli guardò alle montagne al di là del fuoco, tutto quello che egli potè vedere furono centinaia e centinaia di persone che stavano tutte attorno in piedi, urlando e piangendo. Egli vide i molto anziani, quelli di mezza età, e quelli molto giovani .. teenagers. Egli allora capì che queste persone erano proprio come lui, esse erano appena morte e stavano in piedi alle porte dell’inferno. Poi all’improvviso queste cose nere vennero fuori dal fuoco ed egli le vide volare al di là delle persone sulla montagna e spingerle dentro il fuoco, una per una. Egli era isterico e si buttò giù sulle sue ginocchia e gridò a Dio: ‘Per favore, perdonami, che cosa ho fatto?’ Poi qualcosa gli toccò il di dietro della sua spalla ed egli inizialmente pensò che fosse una di quelle cose pronte a spingerlo dentro il fuoco. Poi una voce gli parlò e gli disse: ‘Non è ancora il tuo tempo’. La cosa successiva che egli seppe fu che egli sentì un forte dolore nel suo petto e vide una luce brillante. Egli aprì gli occhi per capire che gli assistenti dell’ospedale erano riusciti a riportarlo in vita. Egli fu così sollevato, che non ci sono parole per descrivere come si sentì dopo essere stato tirato fuori da quell’orribile posto. Egli disse a mia madre questa storia giorni dopo che era successa. Né lei e neppure io possiamo raccontarla come la raccontò lui, e neppure possiamo descrivere il dolore e il terrore che lui e quelle persone provarono. Egli fu fortunato, loro no. A Junior fu data una seconda opportunità. Gli fu data una veduta dell’inferno, che non ricevono molte persone, ed essa cambiò la sua vita per sempre. Egli disse a mia madre che avrebbe accettato la salvezza e avrebbe vissuto nella maniera che egli sapeva dover vivere. Circa 3 anni dopo, Junior era in ospedale e stava per morire di cancro. Mia madre andò a visitarlo nel suo ultimo giorno. Ella gli domandò se lui aveva pregato e se egli era pronto ad andare. Egli era molto debole e poteva a malapena parlare, ma riuscì a scuotere la sua testa in segno di sì, e disse: ‘Farai bene a crederlo’ [You better believe it]!

        Ÿ Athet Pyan Shintaw Paulu, un ex-monaco buddista del Myanmar (Burma), racconta come nel 1998 resuscitò dai morti durante il suo funerale, dopo tre giorni, tornando dall’inferno, e si convertì a Cristo cominciando subito ad avvertire tutti che se continuavano ad adorare Buddha e altri dèi sarebbero finiti all’inferno, perché solo Gesù è il vero Dio. Ecco le sue parole: ‘Mi chiamo Athet Pyan Shintaw Paulu, sono nato nel 1958 in Bogale nel Irrawaddy Delta, Myanmar del Sud (Burma). Quando raggiunsi 18 anni, i miei genitori Buddisti mi mandarono come novizio in un monastero. A 19 anni, io diventai un monaco, entrando nel monastero di Mandalay Kyaikasan Kyaing, dove fui istruito da U Zadila Kyar Ni Kan Sayadaw, probabilmente il più famoso insegnante buddista del tempo, che morì in un incidente stradale nel 1983. Quando entrai nel monastero mi fu dato un nome nuovo; U Nata Pannita Ashinthuriya. Io cercai di sacrificare i miei propri pensieri e desideri egoistici: persino quando le zanzare si posavano sul mio braccio, io invece di cacciarle via gli permettevo di morsicarmi. Mi ammalai molto gravemente, e i medici diagnosticarono una combinazione di Malaria e Febbre Gialla. Dopo un mese in ospedale, essi mi dissero che non potevano fare altro per me, e mi dimisero dall’ospedale in modo che potessi prepararmi a morire. Di ritorno al monastero, io diventai sempre più debole, e alla fine persi i sensi. Io scoprii che ero morto solo più tardi: il mio corpo cominciò a imputridirsi e odorava di morte, il mio cuore aveva cessato di battere. Il mio corpo fu fatto passare attraverso i riti di purificazione del Buddismo. Ma il mio spirito era completamente sveglio. Io mi trovai in una potente tempesta che faceva volare via tutto. Non un singolo albero, niente rimase in piedi. Io ero in una pianura vuota. Dopo qualche tempo, io attraversai un fiume, e vidi un terribile lago di fuoco. Ero confuso, perché il Buddismo non conosce una tale cosa. Io non sapevo che fosse l’Inferno fino a che non incontrai Yama, il Re dell’Inferno. La sua faccia era quella di un leone, i suoi piedi erano come serpenti, ed egli aveva molte corna sulla sua testa. Quando chiesi il suo nome, egli disse: ‘Io sono il Re dell’Inferno, il Distruttore’. Io poi vidi gli abiti color zafferano dei monaci di Myanmar nel fuoco, e guardando più da vicino io vidi la testa rasata di U Zadila Kyar Ni Kan Sayadaw. ‘Perché lui è nel lago di fuoco?’, domandai. ‘Egli era un insegnante molto bravo; la sua audiocassetta ‘Sei un essere umano o un cane?’ ha aiutato migliaia di persone a riconoscere che essi valgono più di un cane’. ‘Sì, era un bravo insegnante’, disse Yama, ‘Ma lui non credette in Gesù Cristo. Ecco perché è all’Inferno!’ Mi fu poi mostrato un altro uomo, con dei capelli lunghi legati in un gomitolo sulla parte sinistra della sua testa. Egli indossava anche un abito, e quando domandai chi egli fosse, mi fu detto: ‘Gautama, che voi adorate (Buddha)’. Fui sconvolto. Buddha all’Inferno, con tutta la sua etica e tutto il suo carattere morale?’ ‘Non è importante quanto egli fosse buono. Egli non credette nell’Eterno Dio, e così è all’inferno’, rispose il Re dell’Inferno. Io vidi anche Aung San, il capo rivoluzionario. ‘Egli è qui perché perseguitò e uccise i Cristiani, ma principalmente perché egli non credette in Gesù Cristo’, mi fu detto. Un altro uomo era molto alto, indossava un’armatura e portava una spada e uno scudo. Egli aveva una ferita sulla sua fronte. Egli era più grosso di chiunque altro io potessi vedere, era alto circa otto piedi [1 piede = 30,48 centimetri]. Il Re dell’Inferno mi disse: ‘Quello è Goliath, che è all’Inferno perché egli schernì l’eterno Dio e il suo servo Davide’. Io non avevo mai sentito parlare né di Goliath e né di Davide. Un altro ‘Re dell’Inferno’ si avvicinò a me e mi domandò: ‘Stai andando anche tu nel lago di fuoco?’ ‘No, io dissi, io sono qui solo per guardare’. ‘Hai ragione’, mi disse la creatura, ‘Tu sei venuto solo per guardare. Io non riesco a trovare il tuo nome. Tu dovrai tornare là da dove sei venuto’. Sulla strada di ritorno, io vidi due vie, una larga e una stretta. La via stretta, che io seguii per circa un’ora, fu presto fatta di puro oro. Io potevo vedere perfettamente la mia propria immagine riflessa! Un uomo di nome Pietro mi disse: ‘Ora torna indietro per dire alle persone che adorano Buddha e altri dii che essi finiranno all’inferno se non cambiano. Essi devono credere in Gesù. Egli poi mi diede un nome nuovo: Athet Pyan Shintaw Paulu (Paolo, che ritornò in vita). La cosa successiva che sentii fu mia madre che gridava: ‘Figlio mio, perché ci lasci ora?!’ Io compresi che giacevo in una bara. Quando mi spostai, i miei genitori gridarono: ‘E’ vivo!’, ma gli altri che erano attorno non credettero loro. Quando essi mi videro, essi furono agghiacciati dalla paura e cominciarono a gridare: ‘E’ un fantasma!’ Io notai che stavo seduto in mezzo a tre coppe e mezzo di un liquido odoroso che doveva essere venuto dal mio corpo mentre io giacevo nella bara. Mi fu detto che stavano per cremarmi. Quando un monaco muore, il suo nome, la sua età, e il numero degli anni del suo servizio da monaco sono incisi nella bara. Io ero già stato iscritto come morto, ma come voi potete vedere, io sono vivo!’ (Tratto da: Jesus.org)

        Erano già salvati ….

        Ÿ Claudia Precup che vive a Jimbolia (Romania) il 10 Luglio 1992 fu portata da un angelo di Dio a vedere anche l’inferno, ecco le sue parole: ‘Il Signor Gesù mi disse che il mio angelo mi avrebbe accompagnato sempre. L’angelo mi prese per la mano e mi ha detto: ‘Prima andremo all’inferno’. Mi fu data una gonna bianca lucente con la quale potevo sopportare il calore nell’inferno. Arrivammo nell’inferno per una via molto larga. Nell’inferno era buio e vi era un atmosfera spaventevole, all’udire solo i rumori mi prendeva la paura. L’angelo emanava la luce e così tramite quella luce io riuscivo a vedere. Là vi erano degli alberi senza frutti con dei rami curvi, sotto i miei piedi vidi dei fiori (così mi sembravano) e ho detto all’angelo: ‘Guarda che fiori belli’. In quel buio mi sembravano fiori ma l’angelo mi ha detto: ‘Guarda meglio’. Ho guardato meglio ed erano dei carboni accesi. Ad una certa distanza mi apparve una moltitudine di persone che gridavano: ‘Signore, perché non ci siamo ravveduti quando eravamo sulla terra? Alla sinistra di costoro si trovavano degli altri che mi sono sembrati differenti dai precedenti, ed allora io ho chiesto all’angelo chi fossero costoro. Mi fu detto che costoro erano quei credenti che sulla terra facevano parte di chiese, i quali avevano posseduto beni materiali in abbondanza ma non avevano pensato che fra loro ci fossero dei poveri e quindi si trovavano là’

        Ÿ Bernada Fernandez racconta come il Signore la portò a vedere l’inferno, e come vi vide anche un giovane che aveva evangelizzato ma che aveva rifiutato il Vangelo, ecco le sue parole: ‘….. Credevo che mi portasse in Cielo, perché avevo la certezza della mia salvezza, ma noi scendemmo in un tunnel nel cuore della terra. E ci avvicinammo ad un certo luogo, si sentiva un odore pestilenzioso, qualche cosa che mi faceva orrore. Mi girai verso il Signore, e gli dissi: — Non voglio andare in questo posto. Con una voce molto forte, il Signore mi rispose: — È necessario che tu vada prima. Bisogna che tu veda cosa c’é in questo luogo. Noi entrammo. Era un luogo molto oscuro e terribile. Sentivo dei gemiti dove ne parla la Parola di Dio. Oh, Chiesa del Signore ! non potrò mai dimenticarli, miei fratelli cari amati ! Quando noi arrivammo in fondo al tunnel, ci sedemmo sopra una roccia, e il Signore mi disse: — Guarda ! Dinanzi a me, si estendeva questo terribile spettacolo dell’inferno, dei corpi che si lamentavano, delle urla terribili. Laggiù, ognuno pensa a sé, nessuno si occupa di nessuno. Non c’é nient’altro che pianti, lamenti e odio. Quest’inferno è talmente reale ! Non è un racconto, come molti credono, né un’invenzione della Chiesa di Gesù Cristo. Io piangevo, piangevo, guardando il Signore, Egli mi disse: — Imprimi bene tutto questo in te. Guardai questo spettacolo, e udii : — Ahi, ahi, ahi ! È per sempre, è per sempre! Non c’é che dolore e odio per i secoli dei secoli ! Mi volsi verso il Signore, e gli chiesi: — C’è qualcuno della mia famiglia qui? Mi rispose: — Non voglio permetterti di vedere un membro della tua famiglia qui. Sai tu perché, Chiesa del Signore? Noi predichiamo ad altri, ma non lo facciamo per la nostra famiglia, perché temiamo che loro si adirino contro di noi. Ma vale meglio che si arrabbino, purché non vadano a finire in questo luogo di tormento. Gli feci la stessa domanda: — C’è qualcuno della mia famiglia qui? Egli mi diede esattamente la stessa risposta. Gli chiesi di nuovo: — C’é qualcuno che io conosco qui? Mi rispose: — Sì, e voglio permetterti di vederlo. Vidi un giovane salire dalle profondità. Era Alessandro. Avevo conosciuto questo ragazzo in occasione di una campagna evangelistica insieme a mio marito, nella Repubblica Domenicana. Durante questa campagna, avevo udito una voce, che mi diceva: — Alzati, e vai. E incontrerai Alessandro, che passerà da lì. E tu gli dirai che Io gli darò un ultima occasione. Quando dissi questo a quel giovane, mi rispose: — Voi siete tutti matti, i cristiani, voi andate ovunque dicendo che Gesú Cristo ritorna. Poi, con un tono ironico, mi disse che non credeva che tutto questo fosse vero. Io gli risposi: — Ma Dio dona la vita, e la riprende quando Egli vuole. Alessandro, tu morirai fra poco. — Sono troppo giovane per poter morire, e poi mi restano così tanti bellissimi anni da godere su questa terra. Due o tre settimane dopo, Alessandro morì in uno stato d’ebbrezza. Cadde così in questo luogo di tormento, poiché gli ebbri non erediteranno il Regno dei Cieli, dice il Signore l’Onnipotente. Vidi Alessandro aggredito da due grossi vermi, lo sentivo dire: ahi ! ahi ! ahi ! con una voce tormentata. Egli mi riconobbe e mi disse: — Ho ignorato questa ultima occasione, ma vai nella mia casa, e di’ alla mia famiglia che non vengano in questo luogo! Chiesa di Gesú Cristo, è tempo che tu parli alla tua famiglia, ai tuoi colleghi di lavoro, ovunque tu vai, per dire loro che Gesú libera ! Il Signore mi disse: — Voglio che tu veda ancora qualche cosa! Mi fece vedere una moltitudine di persone tormentate. Poi Mi disse ancora: — Una parte di queste persone Mi hanno conosciuto un giorno. Molti camminano nelle strade senza sapere dove vanno. Ma Voglio dirvi questo, Miei fratelli, che il cammino del Cielo è molto stretto, e che andrà stringendosi ancora di più. Delle prove verranno, e voi sarete purificati come l’oro. Ma non temete, dice il Signore, Io sto davanti a voi, come un potente gigante. Gli domandai: — Vi sono dei credenti in questa folla? Egli mi rispose: Sì. Sai tu perché hanno perso la loro salvezza? per la brutta testimonianza resa sulla terra. Sì, sono numerosi, coloro che non rendono una buona testimonianza, lo fanno soltanto quando si trovano nelle sale di riunioni, davanti ai loro pastori, e davanti alle loro famiglie. Ma si sbagliano grandemente, perché gli occhi di Mio Padre vedono tutto, ed Egli ascolta tutte le parole, ovunque voi siate. Gli occhi di Mio Padre vedono tutto quello che si fa sulla terra. Il Signore mi disse ancora: — Sai tu perché hanno perso la loro salvezza? Perché non si sono comportati come dei credenti. Di’ al Mio popolo che è tempo di condurre una vita irreprensibile davanti a Mio Padre, davanti al diavolo, e davanti al mondo. Affinché il diavolo non abbia alcuna ragione di accusare il Mio popolo, e che il mondo non deva puntare il dito verso il Mio popolo ! Nel Mio popolo, vi sono numerose persone che il diavolo e il mondo accusano, ed hanno delle valevoli ragioni per accusarli. È tempo di ricercare la santificazione e la consacrazione. Chiesa del Signore, è tempo di dire al nostro ” io,” al nostro egoismo: “NO! Lasciamo il nostro orgoglio, affinché il Signore faccia la Sua opera in noi!” In seguito, ci dirigemmo verso un altro luogo, dove vi era un lago di fuoco. Man mano che ci avvicinavamo a questo lago, sentivamo un odore molto sgradevole. Il Signore mi disse: — Quello che tu vedi laggiù, è il lago di zolfo che è già pronto per il diavolo, il falso profeta e l’anticristo. Non ho preparato questo lago per gli uomini, ma andranno laggiù tutti quelli che non Mi accettano come salvatore, e quelli che non ubbidiscono alla Mia Parola. In quel momento vidi il Signore piangere, e poi mi disse ancora: — Sono molto più numerosi quelli che si perdono di quelli che vanno al Cielo. In quell’istante, il Signore mi fece vedere quanti individui cadevano ogni minuto. Mi disse: — Guarda quanti si perdono ! la Mia Chiesa dorme. Essa che ha tuttavia ricevuto la Mia potenza, che possiede la Mia Parola e lo Spirito Santo, essa dorme, è pigra e stanca. Vi sono sopra la terra delle religioni che insegnano la Mia Parola, dicendo che l’inferno non esiste. Vai a dire loro che questo luogo è ben reale. Mi trovavo molto lontano da quel luogo, ma sentivo il calore che veniva verso me. In seguito risalimmo dalle profondità della terra …. ‘ (Testimonianza tratta da: Bernada Fernandez, Due Esperienze vissute nell’aldilà con Gesù Cristo, Editions Parole de Vie, B. P. 3, 30920 – CODOGNAN (Francia), 1996, pag. 10-16)

        Una testimonianza particolare

        Adesso ti propongo di leggere questa testimonianza che abbiamo trovato nel Web, di cui ho citato la fonte nelle NOTE, che testimonierebbe la realtà delle urla che i dannati lanciano nell’Ades. Uso il condizionale, perché non ho potuto personalmente verificare l’autenticità di questa testimonianza. Tuttavia mi è parso buono e utile metterla. Una cosa comunque deve essere chiara ed è certa senza il minimo dubbio, a prescindere che questa testimonianza che leggerai sia vera o meno, che tutti coloro che si trovano in questo momento nell’inferno STANNO PIANGENDO E STRIDENDO I DENTI DAL DOLORE E URLANDO perché così dice la Scrittura. E sono anche persuaso che se si potesse calare un microfono nell’inferno per sentire quello che dicono coloro che sono là a soffrire, quello che sentiremmo non si discosterebbe molto da quello che si sente nel file audio che ho inserito appresso a questa testimonianza. L’articolo che segue dal titolo ‘Ricercatori registrano gli urli dei dannati’ è apparso su un giornale finlandese chiamato Ammenusastia. Il fatto sarebbe accaduto in Siberia (Russia) e la registrazione sarebbe stata fatta ad un profondità di 9 miglia. ‘Come comunista io non credo nel paradiso o nella Bibbia ma come scienziato ora io credo nell’inferno’, ha detto il Dr. Azzacove. ‘Inutile dire che noi rimanemmo scioccati nel fare una tale scoperta. Ma noi sappiamo quello che vedemmo e noi sappiamo quello che udimmo. E siamo assolutamente convinti che noi abbiamo perforato attraverso le porte dell’inferno!’ [we drilled through the gates of hell!] Il Dr. Azzacove continuò, ‘…. la perforatrice all’improvviso cominciò a rotare velocemente, indicando che avevamo raggiunto una grossa caverna o cavità vuota. I sensori della temperatura mostrarono un drammatico aumento di calore fino a 2000 gradi Fahrenheit’. ‘Noi calammo un microfono, designato a rivelare i rumori dei movimenti della piastra giù lungo il condotto. Ma invece dei movimenti della piastra noi sentimmo una voce umana gridare dal dolore! Inizialmente noi pensammo che il suono proveniva dalla nostra attrezzatura’. ‘Ma quando facemmo degli adattamenti, furono confermati i nostri peggiori sospetti. Gli urli non erano quelli di un singolo essere umano, essi erano gli urli di milioni di esseri umani!’ [1]. Ascolta adesso la supposta registrazione delle urla (sono gli ultmi 39 secondi dell’audio): preceduta da una presentazione in lingua inglese in cui viene attestato da chi e come è stata ricevuta questa registrazione e da un avvertimento all’ascoltatore sul contenuto spaventoso della registrazione. Per ascoltare il file occorre il programma Real Audio. Se non lo hai vai a questa pagina http://www.real.com/ e scaricatelo e così potrai ascoltare la registrazione.

        Ascolta la registrazione audio

        Tu devi nascere di nuovo se vuoi scampare all’inferno

        Ora, ti voglio dire cosa devi fare se vuoi scampare all’inferno. Tu devi nascere di nuovo ossia devi sperimentare la nuova nascita spirituale di cui parlò Gesù Cristo.

        Gesù Cristo un giorno disse a un capo dei Giudei di nome Nicodemo, che era andato da lui di notte: “Bisogna che nasciate di nuovo” (Giovanni 3:7). Quindi è imperativo nascere di nuovo secondo quello che ha detto Gesù Cristo, il Figlio di Dio disceso dal cielo per annunciarci quello che gli aveva ordinato di dire il Padre suo. Ma perché è necessario nascere di nuovo? Perché come poco prima aveva sempre detto Gesù a Nicodemo: “Se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3:5). Il Regno di Dio di cui ha parlato Gesù è il Paradiso celeste, un luogo splendido e glorioso che non si può vedere con questi occhi ma che esiste nell’aldilà e precisamente nei cieli (cfr. 2 Corinzi 12:1-4). Sì, nei cieli, esiste un luogo meraviglioso dove si entrerà subito dopo morti con l’anima – in attesa della resurrezione corporale che avrà luogo al ritorno dal cielo di Gesù (cfr. Apocalisse 6:9-11; 1 Tessalonicesi 4:13-18) – ma come ti ho appena detto a condizione che uno sulla terra sia nato di nuovo. Nel caso invece uno non è nato di nuovo, quando morirà la sua anima andrà all’inferno, che come ti ho già detto innanzi è un luogo anche questo che non si può vedere con questi occhi ma a differenza del Paradiso è un luogo di tormento, dove regna il caos, dove ci sono tenebre fitte, dove arde un fuoco non attizzato da mano d’uomo, e come disse più volte Gesù c’è il pianto e lo stridore dei denti (cfr. Giobbe 10:21-22; 20:26; Luca 16:22-31). Là l’anima del peccatore attenderà il giorno del giudizio quando risorgerà corporalmente per essere giudicato secondo le sue opere e scaraventato nello stagno ardente di fuoco e di zolfo che è la morte seconda (cfr. Apocalisse 20:11-15; 21:8) dove rimarrà per l’eternità in mezzo ad atroci e intensi tormenti. Riconosci dunque da te stesso l’importanza che ha la nuova nascita; essa costituisce la maniera in cui si può essere salvati dalle fiamme dell’inferno prima e poi dallo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Non una maniera, ma l’unica maniera; non esiste un’altra maniera per mezzo della quale si può scampare alla perdizione eterna.

        Ora ti voglio fare sapere come si sperimenta la nuova nascita nella propria vita. Per spiegartelo nella maniera migliore però sono costretto a partire da molto lontano e cioè dal primo uomo, Adamo, perché per mezzo di lui il peccato è entrato nel mondo e quando si parla della nuova nascita occorre parlare del peccato. Ora, Dio quando creò l’uomo lo pose nel Giardino dell’Eden e gli comandò di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, pena la morte infatti gli disse: “Nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:17). Adamo però disubbidì e così in quel preciso giorno morì, ma non fisicamente bensì spiritualmente. E tramite lui il peccato è entrato nel mondo e si è esteso a tutta l’umanità (cfr. Romani 5:12). Tutti quindi hanno peccato e sono morti spiritualmente come lo era Adamo dopo avere peccato (cfr. Romani 3:23). Ecco il punto, la morte spirituale regna in coloro che hanno peccato (cfr. Romani 5:17). Anche tu dunque hai peccato davanti a Dio, non importa se tanto o poco, e non importa di che tipi di peccati ti sei reso colpevole, se di un furto che ti ha fruttato solo poche lire o di una rapina a mano armata in una banca che ti ha fruttato tanti milioni o persino miliardi, se di una bugia detta per scherzare o per nascondere un misfatto compiuto da te o da altri, se di una parolaccia contro il tuo prossimo o di una bestemmia contro Dio, e potrei proseguire, il peccato è peccato, e il suo salario è in ogni caso la morte (cfr. Romani 6:23; Giacomo 1:15), perciò tu sei un peccatore, sei morto spiritualmente. In te non c’è vita – spiritualmente parlando – solo la morte. Sei un figliuolo d’ira dunque (cfr. Efesini 2:3) su cui posa l’ira ardente di Dio che odia gli operatori di iniquità (cfr. Salmo 5:5). Ecco perché non hai comunione con Dio, ecco perché non hai nessuna speranza, ecco perché hai paura della morte e quando ne senti parlare fai degli scongiuri che per altro non riescono per nulla ad allontanare la morte perché essa si sta avvicinando velocemente, ed ecco perché quando senti parlare dell’inferno sei preso dai brividi e fai di tutto per cambiare discorso o cerchi di non sentire; perché sei morto nei tuoi falli e nelle tue trasgressioni. Forse sei andato dal prete a confessare i tuoi peccati ma inutilmente, perché anche dopo che ti ha assolto e tu hai compiuto le cose che ti ha prescritto hai continuato e continui a sentirti sempre un peccatore nel tuo intimo, un peccatore perduto senza speranza. Quei peccati confessati sono ancora attaccati alla tua coscienza e pesano come un macigno su di te. La coscienza che Dio ha posto in te questo te lo attesta chiaramente. E questo perché il prete è un uomo che non può rimettere i peccati a nessuno.

        Essendo dunque questa la situazione in cui tu ti trovi, hai bisogno di essere vivificato, di sperimentare una risurrezione spirituale che porti in te la vita spirituale, la comunione con Dio, in altre parole di nascere di nuovo. Ecco allora cosa devi fare per nascere di nuovo. Devi ravvederti dei tuoi peccati, cioè pentirti dei tuoi misfatti e proporti di non compierli più, e credere con tutto il tuo cuore in Gesù Cristo, il Figlio di Dio (cfr. Atti 20:21). Quello che devi credere, quando dico che devi credere in Gesù Cristo, è che Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati, che fu seppellito, e che il terzo giorno risuscitò per la nostra giustificazione e apparve a quelli che egli aveva scelto come suoi testimoni cioè gli apostoli (cfr. Atti 10:38-43). Questo è il Vangelo di Dio (cfr. 1 Corinzi 15:1-5) che mostra agli uomini il grande amore che Dio ha avuto per tutto il mondo offrendo il suo Unico Figliuolo per la propiziazione dei nostri peccati affinché per mezzo di lui noi vivessimo (cfr. 1 Giovanni 4:9). Nel momento in cui farai ciò avverrà questo; ti sentirai nascere di nuovo e diventare una creatura nuova (cfr. 2 Corinzi 5:17). Questo avverrà per la virtù della Parola di Dio (cfr. Giacomo 1:18; 1 Pietro 1:23) che la Scrittura paragona all’acqua (cfr. Isaia 55:10-11; Efesini 5:25-27), e dello Spirito Santo; ed è qualcosa che non si può capire appieno. Sperimenterai sull’istante il lavaggio dei tuoi peccati, e quindi il perdono di Dio che porterà in te la pace e la gioia della salvezza. Non sarai più un figlio d’ira ma un figlio di Dio; non sarai più un nemico di Dio perché sarai riconciliato con Dio; non sarai più uno schiavo del peccato perché sarai liberato dal peccato; non sarai più sulla via della perdizione che mena alle fiamme dell’inferno ma sulla via che mena in Paradiso, e perciò non avrai più paura di morire perché saprai dove andrai, come anche non avrai più paura dell’inferno. E tutto questo in virtù della grazia di Dio mediante la fede (cfr. Efesini 2:8-9). Non ci sarà dunque da parte tua niente di cui gloriarti nel cospetto di Dio perché ciò che otterrai lo otterrai gratuitamente e non in virtù di tue opere giuste compiute (cfr. Tito 3:4-7).

        Che farai adesso? Io spero vivamente che tu ti penta dei tuoi peccati e invochi il Signore Gesù Cristo per ottenere la remissione dei tuoi peccati. Non farti beffe delle parole che ti ho rivolto, chi si è fatto beffe di questo messaggio ed è morto nei suoi peccati, ora piange e stride i suoi denti all’inferno, e se potesse tornerebbe sulla terra per accettare il Vangelo della grazia di Dio. Ma oramai non ha più nessuna opportunità di accettare il Vangelo, troppo tardi, doveva pensarci prima. La vita è breve, è come un soffio, e potrebbe finire all’improvviso e ti troveresti perduto per l’eternità. Sàlvati da questa perversa generazione. Non indugiare, non posticipare questa decisione, perché non sai quello che un giorno possa produrre.

        Che Dio ti benedica, rivelandoti il suo Figliuolo Gesù Cristo e salvandoti dalla perdizione eterna.

        Una parola adesso per il credente sviato, santo al locale di culto ma peccatore fuori

        Adesso mi rivolgo a te che un giorno sei nato di nuovo, hai gustato la bontà di Dio, ma ad un certo punto hai deciso di abbandonarti al peccato, ai piaceri della vita, alle concupiscenze della carne. Tu ti sei sviato dalla retta via per la quale ti eri incamminato, e adesso sei su quella via che oltre ad essere piena di spine e triboli, mena all’inferno. Pure tu, dunque, al pari di chi ancora non ha conosciuto Dio, sei diretto all’inferno. Non ti illudere, non ti ingannare. Tu sei morto spiritualmente, perché Paolo dice che se viviamo secondo la carne noi morremo (cfr. Romani 8:13), per cui anche se hai nome di vivere tu sei morto. Anche se ancora frequenti un locale di culto, dove vai per pregare, cantare, e ascoltare la Parola di Dio, la tua condizione spirituale è come quella di un qualsiasi peccatore. Sei come un sepolcro imbiancato che di fuori appare pulito ma di dentro è pieno di ossa e di immondizia, infatti ti rechi al culto, durante la riunione ti comporti in maniera retta e giusta dando una buona impressione a tutti, ma quando sei fuori dal locale di culto, quando gli altri credenti non ti vedono e non ti ascoltano, allora ti comporti come i peccatori, né più né meno, anzi tante volte peggio di loro. Il tuo parlare è pieno di oscenità e di volgarità, di oltraggi e di barzellette, vai a donne, commetti fornicazione, rubi, ti ubriachi, ecc. Sei un peccatore, non un credente che si santifica nel timore di Dio, ma una persona traviata che è tornata a voltolarsi nel fango, che si è fatta avviluppare dalle contaminazioni del mondo che un giorno avevi fuggito mediante la conoscenza del Signore. E adesso a cagione della tua condotta, la dottrina e il nome di Dio sono biasimati. Che pensi che ti aspetta, se morissi in questo stesso istante? Il Paradiso, la gloria, il cielo? Niente affatto, ma l’inferno, ripeto l’inferno.

        Io ti scongiuro quindi di pentirti dei tuoi misfatti, di abbandonarli e di tornare al Signore chiedendogli di perdonare le tue iniquità, e Lui lo farà perché è fedele. Torna al Signore, torna al Signore, e lui ti salverà.

        Che Dio ti benedica dandoti il ravvedimento

  28. Pingback: IN QUEL TEMPO | La Nuova Era

  29. L'amico Mauro ha detto:

    Il ravvedimento?
    L’ho già sperimentato personalmente
    grazie al cambiamento …
    https://amicidimauro.wordpress.com/incredibile-mutazione/

    D’allora, con sul viso
    stampato il mio solito sorriso …
    vivo stabilmente in paradiso …
    https://orchideagialla.wordpress.com/2015/07/29/il-mio-paradiso/
    😀

    • marzia galanti ha detto:

      Esiste davvero il Paradiso? Sì, con certezza assoluta, perché ce lo afferma la parola infallibile di Dio e ce lo conferma la ragione.
      S. Agostino afferma che la Sacra Scrittura ci parla ben 400 volte del Paradiso esortandoci a conseguirlo. Se non ci fosse il Paradiso l’intera vita di Gesù non avrebbe alcun senso, perché tutta la sua esistenza terrena, il suo insegnamento, la sua passione e morte e la sua resurrezione non ebbero altro scopo che redimerci dal peccato e riacquistarci il Paradiso.
      Quasi a ogni pagina del Vangelo, Gesù ci parla del «Cielo,,, di «vita eterna», di «regno dei cieli», di «corona di gloria», di «banchetto nuziale», ecc., tutte espressioni che indicano il Paradiso. Qualche citazione:
      1) (Mat. 19,16-21). Un giovane si accostò a Gesù e gli disse: Maestro che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? Egli rispose: Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti… Il giovane gli disse: Ho sempre osservato queste cose, che mi manca ancora? Gesù gli disse: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in Cielo; poi vieni e seguimi.
      2) (Mat. 20,1-7). Gesù, per incoraggiare tutti ad andare in Paradiso, narrò la parabola degli operai. Un padrone uscì di buon mattino in cerca di operai per la sua vigna. Trovatili, pattuì con loro la paga del giorno. Uscì di nuovo all’ora terza (ore 9), poi all’ora sesta (ore 12), e poi all’ora nona (ore 15) e trovati degli uomini sfaccendati li mandò a lavorare nella sua vigna. Verso il tramonto, un’ora prima cioè che finisse il lavoro, mandò ancora altri operai alla sua vigna. Alla fine del la giornata tutti ricevettero la paga.
      Questa parabola significa che il Paradiso non è ri servato solo a coloro che si rimettono sulla buona strada nella gioventù, o nella maturità, o nella vecchiaia, ma anche a coloro che, negli ultimi momenti della loro vita, si pentono del male fatto e ritornano a Dio, come accadde al ladrone pentito, allorché Gesù, dall’alto della croce, gli disse (Lc. 23,43): Oggi sarai con me in Paradiso.
      3) Gesù, parlando del Giudizio Universale alla fine del mondo, dice (Mat. 25,3 1-46): «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi Angeli, si siederà sul trono della sua gloria con tutti i suoi Angeli, e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti ed Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il Re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi angeli… E se ne andranno, questi al supplizio e i giusti alla vita eterna.
      Una bella testimonianza del Santo Curato d’Ars. Un pomeriggio domenicale, una persona di mondo entrò nella canonica del parroco d’Ars, attratta da quello che si diceva intorno all’austerità di quell’umile prete, alla generosità con cui donava tutto per vivere poi egli stesso in una povertà estrema, allo zelo con cui si prodigava di giorno e di notte per la salvezza delle anime.
      «Signor Curato, — disse quella persona — crede proprio a tutto quanto dice il Vangelo?» — Sì, a tutto —. «Ma è proprio sicuro che dopo la morte ci sarà il Paradiso?». — Sicurissimo —. «Proprio sicuro, come dopo quest’oggi che è domenica verrà il lunedì?». — No, molto più sicuro —. «Proprio sicuro come il sole che è tramontato adesso, sorgerà domani mattina?».
      — No. Molto più sicuro. Poiché può darsi che venga una domenica, dopo la quale non ci sia più il lunedì; un tramonto dopo il quale non ci sia più aurora, un inverno dopo il quale non ci sia più primavera, ma non può darsi assolutamente che le parole di Cristo non si avverino—. «Quali parole?». — Queste: Io sono la Resurrezione e la Vita: chi crede in me, anche se fosse morto, vivrà Io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
      Quella persona partì commossa e persuasa d’aver capito il segreto di quella grande santità. Soltanto una Convinzione così profonda poteva darli la forza di vivere come viveva.

      Ragione

      Per essere certi dell’esistenza del Paradiso basta la parola infallibile di Dio, però anche la nostra ragione ce lo conferma.
      È proprio dell’infinita Sapienza Divina creare e disporre tutte le cose create in modo tale che in esse non ci sia nulla di inutile, ma che tutte conseguano il fine per cui sono state create. Vediamo infatti tutte le cose create, dalle immense stelle che popolano lo spazio all’atomo di polvere calpestato sotto i piedi, dall’enorme balena che si muove nei mari all’umile ameba che vive nella sua goccia d’acqua, tendere tutte a raggiungere lo scopo, il fine, mediante la sollecitazione delle loro cieche energie, dei loro istinti.
      L’istinto infatti è una forza naturale, misteriosa, creata da Dio, la quale spinge verso qualche cosa, e fino a che esso non trova l’oggetto corrispondente, sta a disagio: si avverte, per esempio, la sete e si va in cerca d’acqua, e il corpo smania finché non sia dissetato.
      La natura creata, e cioè il complesso delle leggi naturali create e stabilite dall’infinita Sapienza e Onnipotenza di Dio, non inganna gli esseri nel loro istinto.
      A ogni istinto infatti corrisponde l’oggetto adegua to: si avverte la fame e c’è il cibo; si avverte la sete e c’è l’acqua; si hanno gli occhi e c’è la luce; si hanno le orecchie e c’è il suono; l’intelligenza tende al vero e c’è la verità; il cuore umano tende ad amare e c’è l’oggetto del suo amore. Anche l’animale trova l’oggetto del suo istinto che lo soddisfa.
      Ora tra tutti gli istinti dell’uomo, il più irresistibile e insopprimibile è la sete di felicità perfetta e duratura. Tutti cercano la felicità e dovunque: nel piacere, nell’amore, nella ricchezza, nella gloria, nella soddisfazione dell’amor proprio. Però l’esperienza ci fa toccare con mano che tutte queste cose non ci danno affatto la sospirata felicità. Nessuno è felice su questa terra. Si hanno momenti di piacere e di gioia, misti quasi sempre a qualche amarezza. Quando abbiamo conseguito l’oggetto dei nostri desideri, il nostro spirito resta insoddisfatto perché noi siamo stati creati per la felicità vera, totale ed eterna. Nessuna creatura limitata può soddisfare il bisogno illimitato di felicità dell’uomo. Di conseguenza se nell’uomo c’è l’istinto, l’esigenza della felicità assoluta e perfetta, questa necessariamente deve esistere, altrimenti noi ci troveremmo nell’assurdo che mentre la natura, creata da Dio, non inganna gli esseri irrazionali nei loro istinti, ingannerebbe invece soltanto l’uomo, il re del creato, fatto da Dio a sua immagine e somiglianza! Questo certamente non può essere! Per un momento facciamo l’ipotesi (inammissibile) che fosse così, allora bisognerebbe dire che Dio, creatore delle leggi naturali, si sarebbe burlato dell’uomo, gli avrebbe fatto il più crudele degli inganni! Questo è un assurdo inammissibile! Dio è infinitamente Giusto e Santo, ma che giustizia e santità sarebbe la sua se avesse trattato l’uomo, la più perfetta delle sue creature visibili, peggio di tutte le altre creature inferiori? Inoltre Dio è infinitamente Giusto e quindi deve premiare coloro che osservano i suoi Comandamenti e Punire coloro che li trasgrediscono. Ora noi constatiamo che su questa terra non c’è giustizia, infatti il giusto, pur mantenendosi fedele a Dio, soffre molto per i tanti arbitrii, persecuzioni, tribolazioni, ingiustizie da Parte dei cattivi, i quali, al contrario, vengono esaltati e prosperano per le loro ingiustizie. Ma allora nel governo di questo mondo non c’è giustizia? Si dovrebbe dire di no, se tutto terminasse con la vita presente, se non ci fosse un’altra vita nella quale l’uomo riceverà il premio (cioè il Paradiso) o il castigo (e cioè l’Inferno) che ha meritato perciò ci dovrà essere necessariamente una vita futura di infelicità eterna per i giusti, e di infelicità eterna per i cattivi, altrimenti Dio mancherebbe di giustizia, e quindi non sarebbe più Dio.

      Dove si trova il Paradiso?

      Provata l’esistenza del Paradiso, sorge spontanea la domanda: dove si trova?
      Il primo a farsi questa domanda fu il grande Vescovo di Cesarea, San Basilio, morto nel 379. La sua risposta si limita a dire che esso si trova al di fuori del nostro mondo.
      La Sacra Scrittura ci dice poco al riguardo:
      1) Giov. 3,13: «Gesù disse a Nicodemo: Nessuno è mai salito al Cielo, fuorché il Figlio dell’uomo (cioè Gesù) che è disceso dal Cielo».
      2) Luca 50,51: «Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il Cielo».
      3) Atti degli Apostoli 1,9: «Detto questo fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché stavano fissando il cielo mentre egli saliva, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che è stato tra voi assunto fino al Cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto salire al Cielo».
      4) Ef. 4,8-10: «Per questo sta scritto: Ascendendo in Cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma che significa la parola “ascese“ se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che di scese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli».
      La Chiesa non ha definito espressamente che il Paradiso sia una località determinata, però la sua convinzione che si tratti di un luogo reale, fisico, determinato, appare chiaro dalla professione del Credo o Simbolo Apostolico. Cos’è il Credo o Simbolo Apostolico? Un breve accenno.
      Il Credo, che la Chiesa ha sempre professato fin dalla sua origine, fu composto dagli Apostoli sotto l’assistenza dello Spirito Santo.
      Gesù, prima della sua ascensione al Cielo, ordinò agli Apostoli di andare a predicare a tutti i popoli le stesse verità che loro avevano appreso da Lui, per diffondere ovunque la luce dei suoi insegnamenti. Gli Apostoli ubbidienti, ben sapendo che sarebbero sorti dei falsi profeti che avrebbero tentato di corrompere la dottrina di Gesù Cristo, formularono di comune accordo, prima di separarsi, un preciso programma di evangelizzazione e riassumere in poche formule, ma chiare, brevi e facili ad essere imparate da tutti, perché tutti fossero uniformi e precisi nella professione della Fede Cristiana. Quindi il Credo è la fede professata dalla Chiesa fin dalla sua origine e che professerà fino alla fine dei tempi.
      Ebbene il Credo afferma: «Gesù il terzo giorno risuscitò da morte; salì al Cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti».
      San Tommaso d’Aquino spiega il motivo per cui il Paradiso deve essere anche un luogo: «Dal momento che Dio ha destinato i Beati a un duplice gloria, spirituale (per l’anima) e corporale (per il corpo), è logico che sia riservato ad essi un soggiorno particolare, speciale, glorioso».
      Il grande Teologo Suarez, assieme a molti altri, è del parere che il Paradiso sia una parte del creato, posta già nello stato di glorificazione, alla quale perverranno, dopo il giudizio universale, le altre parti dell’universo.
      Tra i Teologi recenti, il Pesch dice che si può con tutta sicurezza ritenere il Paradiso un astro situato realmente al centro dell’universo, attorno al quale ro teano tutti gli altri corpi celesti, rifatti splendidissimi.
      Il Vescovo francese, Mons. Gay, uno dei più rinomati maestri di spiritualità del secolo scorso, scrive nel le sue Elevazioni — N. 96: «Evidentemente Dio è dappertutto, ma non è dappertutto alla stessa maniera, nel senso che non appare e non esplica dappertutto la stessa attività. Il luogo, che la Sacra Scrittura chiama il suo “tempio”, il suo “santuario”, è dove Egli opera in modo più divino, più splendido; là si esplicano meglio le sue perfezioni, meglio si mostra la sua divinità, meglio si effonde il suo amore. In questo luogo soggiornano gli Angeli, i Beati, l’Umanità di Gesù Cristo, del la Santissima Vergine, probabilmente anche di S. Giuseppe e quella di quei privilegiati che risuscitarono, come ci attesta il Vangelo (Mat. 27,52), al momento della morte di Gesù». Le bellezze, le perfezioni, le meraviglie del Paradiso attuale, quando alla fine dei tempi il cosmo sarà rinnovato, saranno estese dall’onnipotenza divina a tutto l’universo, il quale è destinato a divenire per tutta l’eternità l’ambiente reale del Paradiso. Il numero esterminato delle stelle, rinnovate e abbellite dalla onnipotenza divina, saranno, come afferma San Tommaso d’Aquino, l’eterna abitazione dei figli di Dio.

  30. marzia galanti ha detto:

    e invece esiste:
    l Cielo

    1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono « così come egli è » (1 Gv 3,2), «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12).
    La vita eterna beata è “comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati” (n. 1024), è “pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà” (n. 1026).

    La visione di Dio non è attingibile per vie naturali, perché Dio è trascendente: essa avviene nel Paradiso perché “egli stesso apre il suo mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità”, e tale visione è detta visione beatifica (n. 1028).
    I Beati, gli Angeli e la Madonna riflettono, in diversa misura, la luce di Dio; ma il vero Paradiso consiste nella visione diretta del Creatore e nella contemplazione delle sue infinite perfezioni.

    Paradiso

    Papa Pio IX

    In una nobile famiglia cattolica del Belgio… un bambino di circa sette anni era moribondo. La madre addoloratissima se ne stava presso il letto, aspettando l’ultimo respiro del figlio. Era il 7 febbraio 1878 alle 5 e tre quarti pomeridiane, al tocco dell’Ave Maria. A un tratto il bambino si anima, si solleva, fissa gli occhi al cielo e stende le braccia esclamando: Mamma, che vedo! — Che cosa vedi, figlio mio? — disse la madre.
    — Pio IX che va su su! Oh quanto è bello! Tutto luminoso! — La signora credendo che il bambino delirasse procurava di calmarlo, ma un istante dopo il bambino esclamava di nuovo: Oh mamma, che bella cosa! La Madonna quanto è bella e sorridente! Ha una corona preziosa in mano. Ecco va incontro a Pio IX, gli pone la corona sul capo. — Dopo essere rimasto un istante a contemplare così giocondo spettacolo, il bambino volgendosi alla madre, che era rimasta sbalordita, le disse: Mamma, sono guarito. La Madonna e Pio IX mi hanno benedetto e guarito.
    Il bambino era guarito difatti e pieno di vigore. La pia signora che ignorava lo stato allarmante della salute del Pontefice, fuori di sé dallo stupore, mandò un domestico all’ufficio del telegrafo per chiedere se si avessero notizie da Roma. Purtroppo fu risposto: E giunto poc’anzi un dispaccio il quale dà l’infausta notizia che il Santo Padre è spirato alle 5 e tre quarti pomeridiane.
    (Dai Processi di beatificazione del Servi o di Dio Pio IX).

    Paradiso

    San Paolo della Croce

    «Vi aspetto in cielo»

    Mentre san Paolo della Croce moriva (1775), la sua penitente, Rosa Calabresi pregava a Cerveteri, ritirata nella sua camera. Era tutta assorta in preghiera, quando all’improvviso vide la camera rischiarata da una luce straordinaria in mezzo alla quale stava un uomo sollevato in aria, vestito con abiti sacerdotali e così risplendente che non si poteva fissare.
    La chiamò tre volte: Rosa…, ma la giovane, temendo che si trattasse di qualche illusione diabolica, non rispose. Allora la persona che vedeva in mezzo alla luce disse espressamente: «Io sono il padre Paolo; sono venuto a portarti la nuova che sono morto poco fa e adesso vado in cielo a godere Iddio…, a rivederci in Paradiso». Rosa gli disse che pregasse Iddio affinché anch’essa fosse fatta degna di andare a goderlo in cielo. E la visione disparve. La mattina seguente ecco una lettera del padre Ignazio, suo nuovo direttore, che le dava l’avviso del beato transito di san Paolo della Croce. La buona figliola, per quello che già sapeva, non provò nessun dispiacere. Inutile ormai pregare per lui; pure, per mantenere una promessa che gli aveva fatto durante le conferenze spirituali, corse in chiesa e incominciò la Via Crucis. Arrivata alla terza stazione, vede una grande luce e in mezzo a essa il Servo di Dio vestito non da passionista, «ma con un bel manto bianco e rosso, circondato e corteggiato da una grande moltitudine di angeli». Si meravigliò di vederlo vestito in quell’insolita forma, e gli domandò che significasse.
    E il Santo direttore: «Questo è il simbolo della illibata mia purità e dell’ardente carità, virtù da me tanto amate e praticate in vita, e perché sono stato martire della penitenza e dei patimenti». Dettole di applicare quella Via Crucis in suffragio delle anime del Purgatorio, la lasciò dopo averle rivolto queste precise parole: «Addio, figlia, vi aspetto in cielo a vedere Iddio, a lodare Iddio, a possedere Iddio per tutta l’eternità».
    P. Luigi-Teresa di G., San Paolo della Croce (riportato dai Proc. ord. e ap.), Roma 1952, pp. 422-423

    Testimonianza

    «Qual è il tuo posto in cielo?»

    Verso la fine dell’anno 1413, mentre in Roma la signora Francesca de’ Ponziani passava quasi l’intera notte in preghiera, come faceva non di rado, una luce straordinaria si diffuse nella camera e improvvisamente le apparve il figlio novenne Giovanni Evangelista, morto santamente da poco tempo.
    «Aveva il medesimo abito, la medesima statura, gli stessi atteggiamenti, la medesima fisionomia di lui vivo, ma – rilevano tutti gli storici – era di una bellezza incomparabilmente superiore. Evangelista non era solo. Un altro giovanetto della medesima età, benché di un aspetto ancor più risplendente, gli stava al fianco…».
    Il suo primo moto fu quello di abbracciare il figlio e rivolgergli domande: «Stai bene, caro figlio? Qual è il tuo posto in cielo? Che fai? Ti ricordi di tua madre?».
    Stese le braccia per stringerlo, ed egli non si sottrasse alla sua tenerezza. Guardandola con sorriso dolce le disse: «La nostra unica occupazione è di contemplare l’abisso infinito della bontà divina, di lodare e benedire sua Maestà (Dio) con un profondo rispetto, una viva gioia e un perfetto amore. Essendo tutti assorti in Dio […] non possiamo avere nessun dolore, godiamo di una pace eterna, non possiamo volere e non vogliamo che quello che sappiamo gradito a Dio, che è tutta la nostra beatitudine».
    Poi le disse di trovarsi nel coro della gerarchia meno elevato, nel coro degli arcangeli, e che il compagno comparso con lui era un arcangelo, che Dio lo mandava a lei per sua consolazione, perché rimanesse con lei per tutto il resto della sua vita, sempre visibile agli occhi del corpo. Dopo circa un’ora di colloquio, Evangelista scomparve e l’angelo rimase.
    Berthem-Bonto, Santa Francesca Romana e il suo tempo, SEI, Torino 1943, pp. 135-137.

    Paradiso

    Santa Caterina da Siena

    Una delle più grandi Sante della Chiesa Cattolica è Santa Caterina da Siena, proclamata già Patrona principale d’Italia. La sua vita fu un intreccio meraviglioso di soprannaturale; chi legge la sua biografia (e se ne raccomanda la lettura) resta colpito dalla tenerezza che Gesù le dimostrava. Le disse un giorno Gesù: Ti amo tanto, che chiunque mi chiederà grazie in tuo nome, le otterrà!
    Appena morta, entrò nel Cielo. Vide la maestà di Dio, la bellezza della Corte Celeste, l’oceano di felicità riservata ai Beati. Spinta dalla fiamma dell’amor di Dio, desiderosa di procurare il Paradiso a molte altre anime, supplicò Gesù che le concedesse di ritornare sulla terra. La preghiera fu esaudita. Il Cadavere di Santa Caterina da circa sei ore stava adagiato sul letto circondato dai numerosi familiari; all’improvviso si mosse e riprese la vita normale. Intensificò l’apostolato; uomini, donne, Ecclesiastici, letterati … tutti ascoltavano la vergine senese e la chiamavano mamma spirituale. Un giorno un grande peccatore resisteva alla grazia di Dio; assolutamente non voleva troncare la vita di peccato. – Figlio mio, le disse la Santa, se sapessi quale sacrificio io abbia fatto per te! Lasciai temporaneamente il Paradiso, ove avrei potuto godere senza misura, e sono ritornata in terra, a patire, per procurare anche a te l’eterna felicità. – Parlò con tanto slancio del Paradiso, che il peccatore si convinse a ritornare a Dio.

    Paradiso

    Santa Geltrude

    Scrive Santa Geltrude: Nella seconda domenica di Quaresima l’anima mia si trovò investita da uno stupendo lampo di luce divina. Vidi, o Gesù, il tuo sacro volto vicino al mio. In questa bella visione i tuoi occhi, lucenti come il sole, si fissarono direttamente sui miei. Sentii compenetrata l’anima e tutte le mie potenze da tale soavità che può essere nota a te solo.
    Desidero esprimere ciò che la mia piccolezza ha gustato in quella deliziosa visione, affinché, se qualcuno dei lettori ricevesse grazie consimili, sia eccitato a sentimenti di gratitudine ed io stessa, rievocando ore di Paradiso, dissipi la nebbia delle mie negligenze ed attesti la mia perenne gratitudine a quel Sole divino, specchio di giustizia, che su me dardeggia i suoi fulgidissimi raggi! Avendo tu, dunque, accostato a me il tuo sacratissimo volto, che diffonde l’abbondanza della beatitudine, che dai tuoi occhi divini irradiava un’incomparabile soave luce. Essa, passando per i miei occhi e penetrando l’intimo del mio essere, produceva in tutte le membra un effetto oltremodo ammirabile, dapprima, quasi vuotando le midolle delle ossa e poi annientando il corpo. Sentivo tutto il mio essere trasformato in un divino splendore, che porgeva all’anima mia soavità incomparabile e serena letizia. Tutta l’eloquenza del mondo non sarebbe sufficiente ad esprimere questo modo sublime di contemplarti che non avrei mai creduto potesse esistere, neppure nella gloria celeste, se la tua degnazione, o mio Dio, non mi avesse indotto ad ammetterlo per mia dolcissima esperienza. Il gaudio di tale visione è così grande, che è necessario un aiuto speciale per sostenere la creatura terrena, giacché sarebbe impossibile ad una anima godere tale favore, anche per un solo istante, e restare ancora viva. Dovessi io vivere mille anni, sempre al ricordo di ciò che mi hai fatto provare, o Dio; gusterei gioie inenarrabili.

    Un altro giorno Santa Geltrude, rapita in estasi, vide Gesù circonfuso di luce. Si gettò sul suo sacro petto ma stava per morire sotto l’azione divina. Subito esclamò: O Dio, la mia debolezza non può sopportare la vista di queste meraviglie d’amore! – Il Signore attenuò allora lo splendore di quella luce e si fece vedere circondato da una moltitudine grande di Angeli, i quali lasciavano trasparire l’immensa letizia. Apparve pure il coro degli Apostoli, poi quello dei Martiri e dei Confessori ed infine il coro delle Vergini. Mentre Santa Geltrude si beava di tale visione, poté contemplare una luce speciale, bianchissima, che risplendeva fra Gesù ed il coro delle Vergini; questa luce sembrava unire le privilegiate creature al loro Sposo Celeste con un vincolo di dolcissima tenerezza e col gioioso incanto di una familiarità tutta divina.
    (Vedi « L’Araldo del Divino Amore » Convento Romite Ambrosiane – S. Monte di Varese – Lombardia).

    Paradiso

    San Giovanni Bosco

    Nel 1881 il Conte Colle, di Tolone, pregò Don Bosco che andasse a benedire il figlio diciassettenne, Luigi, gravemente infermo. Il Santo si portò dall’ammalato e restò ammirato dell’ingenuità e del candore del giovane; sembrava un altro san Luigi Gonzaga. Dopo circa un mese il Colle ricevette gli ultimi Sacramenti ed il 3 aprile moriva. Prima di spirare, disse ai genitori: Vado in Paradiso; me l’ha detto Don Bosco! Il Santo Educatore scrisse un opuscolo su Luigi Colle, presentandolo quale modello alla gioventù.

    Iddio permise che Luigi apparisse una ventina di volte a Don Bosco, facendogli conoscere la felicità che egli godeva in Paradiso. Tutto registrò Don Bosco e tutto oggi è pubblicato. Di seguito viene descritto il contenuto di qualche apparizione, lasciando la penna a Don Bosco.

    “Mi apparve Luigi Colle in un mare di luce, bellissimo nell’aspetto, con vesti bianco-rosate e sul petto ricami d’oro, con una collana a vari colori, bianco, nero e rosso; ma con questi tre ve n’erano infiniti altri, da non potersi descrivere. Gli domandai:

    – Perché vieni, caro Luigi?
    – Non è necessario che io venga; non ho bisogno di camminare.
    – Sei felice?
    – Godo perfetta felicità.
    – Non ti manca proprio nulla?
    – Soltanto la compagnia del babbo e della mamma.
    – Perché non ti fai loro vedere? – E perché vuol sapere quello che Dio ha riservato a se? Ci vuole la permissione di Dio. Se io parlassi a loro, le mie parole, non otterrebbero il medesimo effetto bisogna che queste passino per lei.

    – Cosa devo dire ai tuoi genitori?
    – Che si facciano precedere dalla luce, e si procaccino amici nel Cielo.
    Dice Don Bosco: Il volto di Luigi era radioso e di una luminosità che cresceva sino ad abbagliare la vista; i suoi lineamenti erano i medesimi che da vivo.
    – Dimmi, Luigi: Tu sei morto o vivo?
    – Sono vivo.
    – Eppure sei morto!
    – Il mio corpo è sepolto; ma io vivo.
    – Non è il tuo corpo quello che io vedo?
    – Non è il mio corpo.
    – È il tuo spirito?
    – Non è il mio spirito.
    – È la tua anima?
    – No!
    – Cosa è dunque ciò che io vedo?
    – È la mia ombra.
    – E l’anima tua dov’è?
    – E’ presso Dio, sta in Dio e lei non può vederla.
    – E tu in che modo vedi noi?
    – In Dio si vedono tutte le cose; il passato, il presente e l’avvenire vi si vedono come in uno specchio.
    – Che cosa fai in Cielo?
    – Dico: ” Gloria a Dio! ” A Dio si rendono grazie! Grazie a Colui che ci ha creati, a Colui dal quale tutto ha principio! Grazie! Lodi! Alleluia! … “.
    – Continua Don Bosco: Luigi prese a magnificare la grandezza delle opere di Dio, parlando in latino: Se si andasse in treno diretto dalla terra al sole, vi s’impiegherebbe non meno di trecentocinquanta anni. Per arrivare poi all’altra parte del sole, vi sarebbe uguale distanza. Ogni nebulosa è cinquanta milioni di volte maggiore del sole, e la sua luce per giungere alla terra impiega dieci milioni di anni. La luce del sole percorre trecentomila chilometri al secondo…
    – Basta, basta! – esclamò Don Bosco. La mia mente non ti può più tener dietro.
    – Eppure è soltanto il principio della grandezza delle opere di Dio!…
    – Dimmi ancora: Come va che tu sei in Paradiso ed anche qui?
    – Più presto della luce e con la rapidità dei pensiero io vengo qui, nella casa dei miei genitori e altrove.
    – Dimmi qualche cosa utile ai giovani!
    – Bisogna che i fanciulli si comunichino con frequenza. Devi ammetterli presto alla Santa
    – Comunione. Dio vuole che si nutrano della Santa Eucaristia.
    – Ma come si fa a comunicarli, quando sono ancora troppo piccoli?
    – Dai quattro ai cinque anni si mostri loro la Santa Ostia e preghino Gesù guardandola. I fanciulli devono essere ben compresi di tre cose: amore di Dio, Comunione frequente e amore ai Sacro Cuore di Gesù.
    – Prima di lasciarmi, dammi un’altra spiegazione! I tuoi genitori ed io
    pregammo perché tu non morissi. Perché non fu esaudita la nostra preghiera?
    – Fu meglio che io non guarissi.
    – Come mai? Avresti fatto opere buone, avresti dato molte consolazioni ai genitori, ti saresti occupato maggiormente a far glorificare Iddio. . .
    – Ne è lei ben sicuro? Pronunziò lei stesso la sentenza, amara per me, amara per i miei genitori, ma tuttavia fu per il mio bene. Quando lei domandava il mio ristabilimento in salute, la Santa Vergine diceva a Gesù: Luigi adesso è mio figlio; lo voglio prendere ora che è mio!
    – Quando ci dovremo preparare noi per venire in Paradiso?
    – In seguito le darò la spiegazione che desidera… – . L’apparizione cessò.
    Quando Don Bosco fece la narrazione di tutto ai Conti Colle, osservò:
    – È indicibile la bellezza degli ornamenti che rivestivano la persona di Luigi. La sola corona che gli cingeva la fronte, avrebbe richiesto non giorni o mesi, ma anni per esaminarla particolarmente, divenendo sempre più brillante e dilatandosi a misura che la si contemplava.

  31. orchideagialla ha detto:

    Cristo e Gesù
    qual è la distinzione?
    Puoi dircelo TU?
    http://www.zenschool.it/2010/04/12/satsang/

    • marzia galanti ha detto:

      Anche oggi ci sono “cristiani pagani” che si “comportano come nemici della Croce di Cristo”. E’ il monito di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ribadito che bisogna guardarsi dalle tentazioni della mondanità che ci portano alla rovina. Il servizio di Alessandro Gisotti:

      Cristiani che vanno avanti nella fede e cristiani che si “comportano da nemici della Croce di Cristo”. Papa Francesco ha preso spunto dalle parole di San Paolo ai Filippesi per soffermarsi su due gruppi di cristiani, presenti oggi come al tempo dell’Apostolo delle Genti. “Tutti e due i gruppi – ha detto – erano in Chiesa, tutti insieme, andavano a Messa le domeniche, lodavano il Signore, si chiamavano cristiani”. Qual era dunque la differenza? I secondi “si comportano come nemici della Croce di Cristo! Cristiani nemici della Croce di Cristo”. Sono, ha rimarcato Francesco, “cristiani mondani, cristiani di nome, con due o tre cose di cristiano, ma niente di più. Cristiani pagani!”. “Il nome cristiano, ma la vita pagana”. O, ha soggiunto, “per dirla in un’altra maniera”: “pagani con due pennellate di vernice di cristianesimo, così appaiono come cristiani, ma sono pagani”:

      “Anche oggi ce ne sono tanti! Anche noi dobbiamo stare attenti a non scivolare verso quella strada di cristiani pagani, cristiani nell’apparenza. E la tentazione di abituarsi alla mediocrità, la mediocrità dei cristiani, di questi cristiani, è proprio la loro rovina, perché il cuore si intiepidisce, diventano tiepidi. E ai tiepidi il Signore dice una parola forte: ‘Perché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca’. E’ molto forte! Sono nemici della Croce di Cristo. Prendono il nome, ma non seguono le esigenze della vita cristiana”.

      Paolo, ha proseguito, parla dunque della “cittadinanza” dei cristiani. “La nostra cittadinanza”, ha osservato, “è nei cieli. Quella loro è terrena. Sono cittadini del mondo, non dei cieli”. “Cittadini del mondo. E il cognome è mondano! Guardatevi da questi”, ha avvertito. Francesco ha così osservato che tutti, anche lui, deve domandarsi: “Ma io avrò qualcosa di questi? Avrò qualcosa della mondanità dentro di me? Qualcosa del paganesimo?”:

      “Mi piace vantarmi? Mi piacciono i soldi? Mi piace l’orgoglio, la superbia? Dove ho le mie radici, cioè di dove sono cittadino? Nel cielo o sulla terra? Nel mondo o nello spirito mondano? La nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo, come Salvatore, il Signore Gesù Cristo. E la loro? La loro sorte finale sarà la perdizione! Questi cristiani verniciati finiranno male… Ma guardate alla fine: dove ti porta quella cittadinanza che tu hai nel tuo cuore? Quella mondana alla rovina, quella della Croce di Cristo all’incontro con Lui”.

      Il Papa ha così indicato alcuni segni “nel cuore” che mostrano che si sta “scivolando verso la mondanità”. “Se tu ami e se tu sei attaccato ai soldi, alla vanità e all’orgoglio – ha ammonito – vai per quella strada cattiva”. Se, invece, ha proseguito “tu cerchi di amare Dio, di servire gli altri, se tu sei mite, se tu sei umile, se tu sei servitore degli altri, vai sulla buona strada. La tua carta di cittadinanza è buona: è del cielo!”. L’altra, al contrario, “è una cittadinanza che ti porterà male”. E Gesù, ha rammentato, chiedeva tanto al Padre di salvare i suoi discepoli “dallo spirito del mondo, da questa mondanità, che porta alla perdizione”. Il Papa ha quindi rivolto l’attenzione alla parabola dell’amministratore dei beni che truffa il suo signore, narrata nel Vangelo odierno:

      “Come è arrivato questo amministratore del Vangelo a questo punto di truffare, di rubare al suo signore? Come è arrivato, da un giorno all’altro? No! Poco a poco. Un giorno una mancia qui, l’altro giorno una tangente là e così poco a poco si arriva alla corruzione. Il cammino della mondanità di questi nemici della Croce di Cristo è così, ti porta alla corruzione! E poi finisce come quest’uomo, no? Apertamente rubando…”

      Il Papa riprende dunque le parole di Paolo che chiede di rimanere “saldi nel Signore” senza permettere che il cuore si indebolisca e “finisca nel niente, nella corruzione”. “E’ una grazia bella da chiedere questa – ha detto – rimanere saldi nel Signore. C’è tutta la salvezza, lì sarà la trasfigurazione in gloria”. “Saldi nel Signore – ha concluso – e nell’esempio della Croce di Cristo: umiltà, povertà, mitezza, servizio agli altri, adorazione, preghiera”.

  32. marzia galanti ha detto:

    Qual è l’età dell’anima umana?
    Come essa ha la virtù del camaleonte di mutar colore a ogni nuovo incontro, d’esser gaia con chi è allegro e triste con chi è depresso,
    così anche la sua età è mutevole come il suo umore

  33. L'amico Mauro ha detto:

    … “I due ‘Io’ … sono alla base della vita psichica umana …
    http://www.riflessioni.it/mente/animale-con-due-io.htm
    😀

  34. Pingback: IMMORTALE | SPIRITUALITÀ

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