MORALITÀ E AMORE

… “Da oggi due voli al giorno per i rimpatriare, in Tunisia, arrivati in Italia dopo la mezzanotte del 5 aprile”…

… “È stato scritto che la poesia e la nobiltà spirituale di Pirandello consistono particolarmente in questa sorta di lotta contro la materia sorda ed opaca per realizzare una rappresentazione della vita, che si avvicini il più possibile alle sorgenti della creazione: si tratta di un’arte che postula e sottintende un processo di liberazione verso l’assoluto (Il ponte del gennaio 1962). I personaggi pirandelliani non sono cinici, né perversi, ma hanno una loro nobiltà e trovano una loro forma di catarsi attraverso la sofferenza del vivere. In quest’arte spira un moralissimo desiderio di liberazione dai ceppi della finzione e delle assurde costruzioni, in cui l’uomo ha imprigionato la sua anima: tanta parte del mondo moderno, più libero, più aperto, meno legato ai pregiudizi, ai miti e ai tabù nasce da Pirandello, è espressione di quella sua <<rivolta del sentimento>> franco e prorompente, è grido dell’anima prigioniera desolata e speranzosa. In quest’opera vive un sincero anelito di riscatto dalla comune miseria mortale e dalla predominante mediocrità, anelito di cui bisogna far credito alla generazione presente, pur in mezzo a tante perplessità ed a tante deformazioni che il vivere di oggi comporta. Si tratta di una moralità che appare – a chi ha occhi per vedere – attiva, non finta e non nascosta: è necessario strappare la maschera che gli uomini si mettono, denunciare i loro travestimenti e ciò per il loro stesso bene, perché essi non sanno accorgersene: è una moralità intrinseca e non formalistica, posta al di là di ogni apparenza, rivolta contro il fariseismo e l’ipocrisia che tiene alle apparenze. Cade qui a proposito la conclusione di Piovene durante le manifestazioni pirandelliane del 1961: <<l’opera di Pirandello non può essere oltrepassata fino a quando un così gran numero di opere letterarie, forse le più sincere, riesce a rappresentare l’esperienza ed il relativismo di ogni fatto umano e la precarietà del possesso del mondo reale. Pirandello sarà superato solamente se gli uomini riusciranno a cercare la propria anima dove si può trovarla e cioè nelle azioni che non rappresentino costruzioni fittizie, e se riusciranno a collegare i fini che essi si prefiggono con i fini degli altri uomini e non in opposizione ad essi>>. Non ci potrà dunque meravigliare quando si dice che Pirandello si è battuto col suo teatro per affermare la sua rivolta contro la verità dei sensi, delle apparenze, dell’anagrafe della burocrazia in nome di una più profonda verità che è quella interiore, degli affetti, dei sentimenti, del rispetto degli <<altri>>. Solo questa verità è concreta ed accettabile e l’averla perduta nello sfrenarsi degli egoismi ha portato alla incomprensione nella società moderna, alla loro incomunicabilità e alla deserta solitudine delle anime. La moralità di Pirandello non coincide e non s’identifica con alcun credo morale di una qualsivoglia religione rivelata e tradizionale, proprio per l’impossibilità connaturata al mondo pirandelliano di poter ammettere una soluzione al vivere e di poter fissarsi in una <<forma>> definita. Tuttavia quell’inquieta e dolente ricerca, quel senso di mistero che avvolge tutta quanta la realtà umana al di là di ogni forma sensibile sono segni di una sensibilità religiosa vivissima… Nel concetto di moralità s’inserisce, e lo illumina, il concetto che Pirandello ebbe dell’amore che crea (L’innesto), trasforma (Come tu mi vuoi), dà la vita (La vita che ti diedi), è il monismo in cui si dissolve il dualismo di Platone tra carne e spirito. Una fusione in cui lo spirito domina e la carne soggiace ad esso e gli ubbidisce, perché nella gioia dell’Amore trionfa l’infinito che è in noi, al di sopra di ogni bassezza, al di sopra di miserie, peccato, gelosie, fatti-prigione della vita di ogni giorno”…

Fonte: Gaetano Munafò, “Conoscere Pirandello” (pag. 90-93). © Le Monnier (FI) prima edizione: settembre 1968. Nona ristampa: giugno 1985.

Care amiche, cari Amici, con questa bellissima testimonianza ho voluto introdurre il tema dell’Amore cui intendo dedicare gli interventi dei prossimi giorni. Personalmente ritengo infatti che si possa imparare ad Amare, veramente, solamente dopo che si sia fatta esperienza di quello che tutti ormai riconoscono essere un amore illusorio. Mi riferisco alla relazione tra due individui che, confondendo l’attrazione fisica e la necessità di sentirsi amati con il vero amore, si ritrovano ad un certo punto della loro vita a dover fare i conti con un’inevitabile crisi che, se non compresa,  conduce immancabilmente all’infelicità ed alla depressione. Due stati dell’essere che nulla hanno a che vedere con la felicità che invece dovrebbe naturalmente scaturire da un rapporto equilibrato dove gli individui sono coscienti del fatto che Amare fa rima con donare … incondizionatamente…

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3 risposte a MORALITÀ E AMORE

  1. Love ha detto:

    Amare è donare incondizionatamente.. sì, buona giornata Mauro:)

  2. lucetta ha detto:

    L’amore “incondizionato e indistinto” porta alla felicità…..ma la strada per arrivare a nutrire questo amore è lunga e dipende da un continuo lavoro su noi stessi ….mortificando l’egoismo personale che è sempre duro a morire. Ciao Mauro

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