IL TUO NOME

… “Maestro, Maestro di poesia, Maestro di parole cantate, Maestro di parole pronunciate, facci sentire ancora la Tua Voce. Hanno eretto templi perché dimora fossero al Tuo nome, e sopra ogni altura hanno innalzato la Tua croce: simbolo e segnale che guidi i loro passi inquieti, ma non, non verso la Tua gioia. È una collina, la Tua gioia, che si erge oltre i loro limiti, e non può recar loro alcun conforto. Vogliono onorare un uomo di cui nulla sanno, e quale consolazione si può trarre da un uomo come loro, un uomo la cui gentilezza è della medesima sostanza della loro, e la cui misericordia è la loro stessa misericordia? Non vogliono onorare invece l’uomo, il vivente, Colui che per primo aprì gli occhi e scrutò il sole, e lo fissò dritto, senza battere le palpebre. No, non lo conoscono quell’uomo, e non vogliono rassomigliargli. Vogliono essere ignoti nella processione degli ignoti, e bramano il dolore, il loro dolore, e non vogliono trovare conforto nella Tua gioia. Il loro cuore dolente non chiede consolazione alle Tue parole e al loro dolce suono; e il loro tormento, tacito e indefinito, li rende creature solitarie e schive. Anche quando hanno gli amici e la famiglia intorno vivono nel timore, e sono soli; eppure non amano la solitudine. Sono solo creature che si piegano ad oriente quando il vento soffia ad occidente. Ti chiamano Re e sarebbero lieti di appartenere alla Tua corte. Messia, ti chiamano, ed anche loro vorrebbero essere unti con l’olio benedetto.

Sì, vorrebbero vivere della Tua vita.

Maestro, Maestro dei Canti, come gli scrosci di maggio erano le Tue lacrime e il Tuo riso come le bianche onde del mare. Parlavi, e le Tue parole erano il sussurro che dilegua, il sussurro delle loro labbra prima che le bruciasse il fuoco. Ridevi per il midollo delle loro ossa che a ridere non era ancora pronto; e piangevi, piangevi per i loro occhi che non avevano lacrime ancora. La Tua voce fu padre per i loro pensieri, e li aiutò a comprendere. La Tua voce fu madre per le loro parole ed il loro respiro.

Sette volte sono nato, sette volte sono morto; ed ecco, ora vivo di nuovo, e ti guardo, guerriero tra i guerrieri, poeta dei poeti, Re al di sopra dei re, nudo fino alla cintola tra i compagni di viaggio. Ogni giorno il vescovo abbassa il capo nel pronunciare il Tuo nome. Ed ogni giorno dice il mendicante:<<Per l’amore di Gesù, datemi un soldo perché compri il pane>>. Noi ci chiamiamo l’uno con l’altro, ma sei Tu che davvero chiamiamo, come l’alta marea nella primavera del nostro desiderio, e come, quando il nostro autunno viene, dolce il riflusso.

Grido o sussurro,

il Tuo nome

è sulle nostre labbra,

sempre,

Maestro della pietà infinita”.

Fonte: Gibran, “Gesù figlio dell’uomo” (pag. 155-157). I ed.: gennaio 2011. © 1993, 2011 Newton Compton editori s.r.l.

Annunci

Informazioni su L'amico Mauro

https://astronascenteblog.wordpress.com/chi-sono/ ?
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...