IL NOSTRO COMPITO

… “Quando si è sul Sentiero, avendo compreso che il principale compito di ogni essere umano è quello di perseguire la propria evoluzione e di sostenere quella degli altri, si potrà semplificare la propria vita accordando i propri ritmi a quelli naturali; abbandonare inutili zavorre che sottraggono tempo ed energie al “Lavoro”; ricercare attività e perseguire interessi più in sintonia con il proprio percorso interiore… L’uomo dell’Età dell’Acquario avverte sempre più chiaramente di essere chiamato a svolgere la sua opera di purificazione e trasformazione… Il Lavoro comincia con l’osservazione di sé e il controllo dell’emotività; finché la mente non è resa stabile, ogni sforzo viene vanificato. Edward Bach, medico inglese, riteneva che l’Uomo (microcosmo) avesse perso il senso dell’appartenenza al Tutto (macrocosmo) e che il suo agire contro il senso dell’unità provocasse la malattia. Le cause delle malattie dell’uomo vanno ricercate in sette atteggiamenti “separativi”: l’orgoglio, la crudeltà, l’odio, l’egoismo, l’ignoranza, l’instabilità e l’avidità. Ciascuno di essi può essere ricondotto a un rifiuto o ad una opposizione nei confronti dell’Unità e si può mutare sviluppando l’Amore universale. Ritenendo che le anime incarnate sulla Terra abbiano il Compito di evolversi secondo le direttive del Sé superiore, fa risalire la malattia fisica all’abbandono del disegno iniziale dell’anima. …Il conflitto sorge quando la nostra personalità si distacca dalla vita tracciata dall’Anima, sia per influsso delle nostre passioni, sia perché suggestionata da altri. Questo conflitto è la causa principale della malattia e dell’insoddisfazione (E. Bach, “Guarisci te stesso”). L’approccio alchemico richiede che costantemente, con un lavoro protratto nel tempo, l’intelletto e la ragione siano messi al servizio dell’Unità, attraverso il perseguimento del Bene, del Bello e del Vero, poiché “siamo noi la materia e lo spirito, l’eterno conflitto”. Nel corso del “Lavoro” esperienze e percorsi avvertiti come significativi comportano mutamenti di coscienza sempre più evidenti:

● ciò che è “di routine” apporta nuove consapevolezze;

● la possessività si espande in “calore non possessivo”;

● il lavoro consueto si trasfigura in Servizio;

● la vita di relazione diventa occasione di perfezionamento;

● il disagio diventa opportunità di crescere in umiltà e grazia;

● il distacco emotivo si muta in empatia;

● il narcisismo cede il posto all’umiltà dell’ascolto;

● la supponenza si diluisce in genuinità e vicinanza emotiva;

● il controllo si dilata in fiducia;

● ciò che è inerte rivela aspetti vibranti di vita.

Si apprende ad “agire”, invece che “reagire” in modo istintivo e inconsapevole; il vivere stesso, sottratto quanto più possibile all’improvvisazione e all’irrazionalità delle emozioni incontrollate, diventa opportunità per apprendere, appunto, “l’arte di vivere”.

Nel XVII secolo affermava Gerhard Dorn: “Trasformatevi in pietre filosofali viventi! “

Quando siamo molto giovani, rispondiamo con freschezza ad ogni nuovo stimolo, perché non abbiamo nulla nella nostra vita con cui paragonarlo. Diventando adulti, smettiamo di rispondere in modo nuovo e creativo alle nuove esperienze e iniziamo a reagire sulla base di abitudini e condizionamenti. Anziché scoprire il nuovo, lo associamo al vecchio e così reagiamo non all’esperienza presente ma ai nostri ricordi o a esperienze simili passate. Nel corso del “Lavoro” intrapreso sul Sentiero del ritorno, sentiamo inadeguato questo modo di operare con le nostre esperienze e i nostri sentimenti e miriamo a trasformarli, mutandone segno e vibrazione”…

 

Fonte: Chiara Marelli, “Sul Sentiero” (pag. 76-77), gratuito su www.edicolaweb.net

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