PENSO POSITIVO

<<Si parla tanto oggi di “pensiero positivo” anche talvolta in modo superficiale e affrettato; ci viene presentato  come  una “magia” per attirare la buona sorte, come un talismano per una vita “facilitata” e di successo da un punto di vista relazionale e lavorativo; nel complesso, come un “atteggiamento scaramantico” che, comunque, aiuterebbe a vivere meglio. Ma cosa c’è di vero, se c’è, nella credenza che la nostra vita sarà più ricca e piena se susciteremo fede e speranza in noi e negli altri in ogni occasione, anche difficile, della nostra esistenza? Pensiero positivo significa, in poche parole, credere che l’energia fluisce dove va l’attenzione e che, pertanto, evidenziare le note armoniche e i colori luminosi della vita e dei nostri simili  favorisca lo  sviluppo del potenziale e della forza creativa di ciascuno.

Ma cos’è che distingue il “Pensatore negativo” (che coincide spesso, purtroppo,  con il pensatore comune) dal “Pensatore  positivo”?

Il confronto che segue ci aiuterà a comprenderlo

PENSATORE NEGATIVO

PENSATORE POSITIVO

Distingue le situazioni della vita in “portatrici di infelicità ” e “portatrici di felicità”, causa di malessere e di benessere e, perciò, da evitare o da ricercare. Considera ogni situazione come un’occasione per apprendere, per accrescere la propria conoscenza e  la propria saggezza.
Tende a non vivere a fondo  le situazioni dolorose, desidera solo che  passino al più presto; non ne cerca il messaggio. Ricerca continuamente il significato più profondo delle esperienze, allargando perennemente la propria consapevolezza e, pertanto, la propria visione del mondo.
Si chiude nel dolore, nell’indifferenza e nel rancore se non ottiene dal mondo ciò che crede “gli spetti”, considerandosi una “vittima della vita”. Sa cogliere anche nell’insuccesso la lezione dell’esperienza,  preparando nello stesso tempo gli strumenti per le proprie  realizzazioni.
Si avvilisce e rinuncia, o si oppone  violentemente  alle circostanze avverse con rabbia e/o competitività. Accetta le circostanze avverse senza perdere la fiducia in se stesso e senza  perdere di vista l’unità con gli altri.
A causa della sua sofferenza rende difficile la vita ad amici e familiari, perdendo spesso  anche  il senso dello humour Anche nel dolore avverte  la sensazione gioiosa, più nascosta, di appartenere al Grande Progetto della Vita e cerca di utilizzare nelle relazioni con gli altri l’essenza che ha saputo trarre dalle esperienze personali.
E’ cinico rispetto ai grandi ideali e sospettoso nei confronti di gesti di gratuità e di altruismo. Crede che nell’uomo, nonostante le apparenze, vi è molta bontà e che spetta a ciascuno di noi evocarla; la vede spesso intorno a sé e ne gioisce.
Crede che il “dare” sia una rinuncia e una perdita  per il sé separato e tende ad accumulare  cose, tempo ed energie, cedendoli con difficoltà. Crede che dare ed avere siano spesso sinonimi e che chi dà automaticamente riceve.
Prima di ogni esperienza pensa a ciò che potrebbe accadergli di sgradevole e in tal modo “prepara” il campo a tensioni e stati di disagio che potrebbero pregiudicare il successo. Visualizza  se stesso in uno stato di fiducia e di  benessere e la situazione come già risolta nel migliore dei modi.
Sottovaluta e sopravvaluta alternativamente se stesso, senza conoscere realmente le sue capacità e  possibilità che, pertanto, trova difficile utilizzare. Ha una sana e realistica concezione di sé, delle proprie  qualità  e riesce spesso ad applicarle a compiti concreti.
Rimane attaccato alle ideologie ed ai “valori” del  passato per abitudine e per timore dell’avvenire , che gli appare torbido e pericoloso. Crede nel progresso e nell’evoluzione perenne di pensieri e ideali che porteranno allo sviluppo sempre maggiore dell’uomo e delle sue capacità di ben operare.
Si irrita per fatti minuti,  sopravvalutandone l’importanza, perdendo di vista l’essenziale e rendendo spesso difficili  situazioni relazionali familiari e di lavoro. Nel lavoro e nelle relazioni “pensa in grande”, tenendo  presenti gli ideali e gli obiettivi primari e trascurando particolari di poco conto.
Critica e giudica impietosamente gli altri, sentendosi diverso e migliore, senza risalire alle cause dei comportamenti. Osserva gli altri con amorevolezza, condannando le azioni e non chi le compie e ricercando le motivazioni più profonde dei comportamenti.
Teme la diversità ed il cambiamento poiché richiedono il distacco dalle abitudini e il coraggio di abbattere i pregiudizi. Crede fermamente che la diversità è ricchezza e che le situazioni nuove  possono  essere vissute come opportunità per sperimentare la vita da un nuovo “punto di vista”.
Si sente povero, insignificante ed isolato nell’Universo. Sente di appartenere ad un Tutto in cui vuole fare gioiosamente la sua parte.

Fonte: Bianca Varelli, “Crisalide – penso, dunque sono”

Brano associato:PENSO POSITIVO(Lorenzo)

Informazioni su L'amico Mauro

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3 risposte a PENSO POSITIVO

  1. Lucetta ha detto:

    Leggendo…..mi è sembrato di possedere più qualità che fanno di me una pensatrice positiva. Chissà, forse con l’impegno, posso arrivare a possederle tutte.
    Ciao Mauro

  2. Pingback: OSSERVO | La Nuova Era

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