I profeti

… “La Bibbia (ebraica) parla di numerosi profeti, a cominciare da Mosè, ma riporta i libri di solo quindici di loro: dei tre ‘maggiori’ – Isaia, Geremia ed Ezechiele – e di dodici ‘minori’. Il loro periodo profetico ebbe inizio con Amos in Giudea (nel 760 a.C. circa) e Osea in Israele (750 a.C.) e terminò con Malachia (450 a.C. circa). Quando iniziò l’attesa del Ritorno, per fornire la base della profezia biblica vennero fusi insieme eventi di natura geopolitica, religiosa ed attualità. I profeti della Bibbia fungevano da custodi della fede ed erano la bussola morale ed etica del re e del popolo; erano anche osservatori e veggenti nell’arena del mondo, perché possedevano una conoscenza sorprendentemente precisa di ciò che avveniva in terre distanti e degli intrighi di corte nelle capitali straniere; sapevano perfettamente quale divinità erano venerate in questo o in quel luogo, per non parlare della loro conoscenza di storia, geografia, vie del commercio e campagne militari. Per predire il Futuro fondevano la conoscenza del Presente con quella del Passato. Per i profeti ebraici, Yahweh non era solo il Dio supremo (El Elyon) e non solo il Dio degli dèi (El Elohim) bensì un Dio Universale, di tutte le nazioni, di tutta la Terra, di tutto l’universo. Pur se la sua dimora era nel cielo dei cieli, Lui aveva cura della sua creazione: la Terra e i suoi abitanti. Tutto ciò che era accaduto, era accaduto per Sua volontà, e la Sua volontà veniva eseguita da emissari: angeli, un re o una nazione. Facendo propria la distinzione dei Sumeri fra Destino predeterminato e Fato di libero arbitrio, i profeti credevano di poter
predire il Futuro perché tutto era stato programmato in anticipo
, anche se gli eventi potevano essere cambiati
. L’Assiria, ad esempio, era chiamata a volte <<verga della collera divina>> per mezzo della quale venivano punite altre nazioni; tuttavia, quando decise di agire con brutalità ingiustificata o senza limiti, essa stessa subì una punizione… I profeti sembravano fornire un doppio  messaggio: relativo non solo agli eventi presenti, ma anche a quelli del Futuro.

Isaia, ad esempio, profetizzava che l’umanità doveva aspettarsi un Giorno della Collera Divina, quando tutte le nazioni (inclusa Israele) sarebbero state giudicate e punite – ma profetizzava anche un’era idilliaca, quando il lupo avrebbe dimorato con l’agnello e l’uomo avrebbe usato la sua spada per arare e Sion sarebbe stata un faro di luce per tutte le nazioni.

La contraddizione è stata fonte di perplessità per generazioni di studiosi e di teologi, ma un attento esame delle parole dei profeti ci porta ad una scoperta che non può sorprenderci: il Giorno del Giudizio veniva chiamato il Giorno del Signore; il tempo messianico era atteso per la Fine dei Giorni; e i due non erano né sinonimi, né predetti come eventi contemporanei. Si trattava di due eventi diversi, che si sarebbero verificati in tempi diversi: uno, il Giorno del Signore, il Giorno del Giudizio, stava per arrivare; l’altro, che introduceva un’era di pace, sarebbe venuto, ma nel futuro.

Le parole pronunciate a Gerusalemme facevano forse da eco ai dibattiti a Ninive e a Babilonia che riguardavano quale ciclo di tempo si doveva attribuire al futuro di uomini e dèi? Il tempo divino dell’orbita di Nibiru o il Tempo
Celeste dello zodiaco? Senza dubbio, alla fine dell’VIII secolo a.C. fu chiaro in tutte e tre le capitali che i due cicli di tempo non erano identici; e a Gerusalemme, parlando della venuta del giorno del Signore, i profeti della Bibbia facevano riferimento in realtà al Ritorno di Nibiru.

Avendo inserito nel capitolo introduttivo della Genesi una versione ridotta dell’Epica sumera della Creazione (l’Enuma Elish), la Bibbia aveva di fatto riconosciuto l’esistenza di Nibiru ed il passaggio periodico del pianeta in prossimità della terra; la considerava come un’altra manifestazione – in questo caso celeste – di Yahweh come Dio Universale. I salmi ed il Libro di Giobbe parlavano del Dio Celeste invisibile, che <<sulla volta dei cieli passeggia>>. Ricordavano questa prima apparizione del Signore Celeste – quando entrò in collisione con Tiamat (che nella Bibbia viene chiamata Tehom e soprannominata Rahab o Rabah, la superba), la frantumò, creò i cieli e il <<Bracciale Martellato>> (la fascia degli asteroidi) e <<la Terra sospese nel vuoto>>”…

Fonte: “Il giorno degli dei” di Zecharia Sitchin. (pag. 200-201, stralcio). © 2009 I Ed. Piemme Bestseller, gennaio 2010. © 2007 by Zecharia Sitchin.

Informazioni su L'amico Mauro

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2 risposte a I profeti

  1. Pingback: NEL CUORE DI ROMA | La Nuova Era

  2. L'amico Mauro ha detto:

    … “Le parole così come i semi, hanno un enorme potenziale creativo.
    Ogni volta che parliamo stiamo dando vita a quello che un momento prima viveva esclusivamente dentro di noi. Tutte le nostre parole sono una profezia che si autoavvera.
    Ci sono innumerevoli futuri che esistono nello stesso momento, il nostro comportamento, pensiero e parola determina l’universo nel quale entreremo.
    La profezia è vedere il futuro nelle nostre azioni attuali”.
    Gillian MacBeth-Louthan

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